“UN PROGETTO PER TRENTO”: LA PRESENTAZIONE

 

[ph. Luca Chistè]

NOVITA’ IL LIBRERIA: UN PROGETTO PER TRENTO

 

Le città sono oggi chiamate a grandi sfide che andranno a caratterizzare la loro evoluzione nei prossimi decenni. Sfide che anche Trento dovrà accogliere con coraggio e lungimiranza. E che si possono riassumere in cinque grandi temi: la capacità di creare connessioni veloci, il verde come valore paesaggistico, il risparmio di suolo agricolo, la percezione della sicurezza e l’implementazione della città intelligente.

Alessandro Franceschini, Marika Giovannini
Un progetto per Trento. Dalla città conciliare al territorio inclusivo: strategie per l’urbanistica, mappe per la comunità, idee per la politica
© maggio 2018

Edizione
BQE – Bi Quattro Editrice, Trento
Progetto grafico
Studio Bi Quattro, Trento
ISBN 978-88-906169-8-3

Il libro è in distribuzione presso le seguenti librerie di Trento:

Libreria Àncora
Via Santa Croce, 35
0461 274444

Libreria Einaudi Electa
Piazza Mostra, 8
0461 239838

Libreria Cartoleria Benigni
via R. Belenzani, 8
0461 980293

Libreria Mondadori
Via S. Pietro, 19
0461 263828

Libreria il Papiro
Via Giuseppe Grazioli, 37
0461 236671

 

NOVITA’ IN LIBRERIA: LE QUESTIONI DEL PAESAGGIO

Le «questioni» contenute in questo pamphlet vogliono percorrere un tratto di sentiero nella direzione della comprensione del tema del paesaggio. Ma non un sentiero in ambiente speculativo, come quello, ben più significante, di heideggeriana memoria. Semmai, un cammino accidentato e scosceso di montagna. Continue reading

UCT508: LA LEZIONE DEGLI ALPINI

L’esempio di Cesare Battisti

L’arrivo a Trento di cinquecentomila penne nere non rappresenta solo una festa spensierata per gli Alpini e per la città, ma può diventare una preziosa occasione per riflettere sul ruolo svolto – nella crescita e nell’emancipazione culturale del Trentino – da Cesare Battisti, intellettuale e politico socialista vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e, per l’appunto, Maggiore degli Alpini, indossando la cui divisa fu arrestato dai soldati dell’Imperial-Regio Esercito austriaco e assassinato sulla forca del Castello del Buon Consiglio, nella tragica giornata del 12 luglio 1916.

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NOVITA’ IN EDICOLA: SENTIERI URBANI | URBAN TRACKS 25

Sentieri Urbani | Urban Tracks nr. 25

numero monografico | special issue
“Arcipelago Italia: cultura, creatività | Arcipelago Italia: culture, creativity”

a cura di | edited by
Gaia Sgaramella

Con un’intervista a Mario Cucinella

 

Costruire la città, tra patrimonio culturale e creativo

«Fare architettura è un’azione politica…». Citando una delle affermazioni di Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia della prossima Biennale di Architettura, non passa inosservato il messaggio che: fare architettura con la partecipazione è un modo di fare politica urbana e sociale, non per creare consenso, ma per intercettare «i desideri delle persone». La sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e nelle grandi promesse di cambiamento, ha portato gradualmente l’architettura a cambiare i suoi strumenti e la sua espressione, mettendo in discussione il ruolo stesso del tecnico/architetto. Così l’architettura ha perso l’essenza rappresentativa di chi la progetta, assumendo nuovi significati che derivano dalle rappresentazioni di chi la usa, rispondendo pragmaticamente a problemi tangibili dei cittadini.

Citando Jane Jacobs, sempre attuale, «non c’è alcuna logica che possa essere imposta dall’alto alla città, è la gente a generarla, ed è a essa, non agli edifici, che dobbiamo adattare i nostri piani».

Questo numero di Urban Tracks vuole indagare proprio questo. Partendo dalle potenzialità del patrimonio culturale, creativo e umano che caratterizza le tante «Italie» che compongo l’Arcipelago, il numero apre le porte a un tema che vede l’architettura parte dei processi di cambiamento e trasformazione urbana e territoriale, senza esserne però diretta protagonista. Quello che emergerà dai contributi legati alla scoperta del patrimonio (prima parte del numero) e dalle isole culturali e creative (seconda parte), è una ricchezza di significati che si lega al tema della rigenerazione urbana e territoriale, che spesso è frutto del semplice riconoscimento di un valore condiviso e delle necessità congiunte di una comunità.

[Dall’editoriale di Gaia Sagramella]

 

UCT507: MEGLIO BIOLOGICO

uct507

Una scelta di campo

Per decenni siamo stati persuasi che il Trentino potesse competere anche sui grandi  Numeri: lo abbiamo fatto col turismo, cercando di trasformare i piccoli borghi delle nostre valli in tante minuscole «Cortine d’Ampezzo», avulse dalla nostra tradizione. E abbiamo cercato di farlo anche con l’agricoltura, provando ad innestare processi industriali e monoculturali su un tessuto rurale. Ora che i margini di sostegno economico della Provincia autonoma di Trento si sono ampiamente ridotti e adesso che la lotta sul mercato globale sta diventando sempre più aggressiva, i nodi sembrano arrivare al pettine, sia nell’uno che nell’altro settore.

Il Trentino è un minuscolo territorio, praticamente invisibile a scala planetaria. Un piccolo punto sulla carta geografica che non può tenere testa con i grandi competitor internazionali. Per una mera questione di numeri. Il solo campo sul quale possiamo giocare un qualche tipo di partita è quello dell’originalità, della «nicchia», come si sul dire, dell’autenticità. Se sapremo attivare questo tipo di proposta, nell’agricoltura, come nel turismo, come in qualsiasi comparto economico, potremo avere qualche speranza di essere notati e quindi di diventare interessanti e ricercati dal resto del mondo.

Questo numero di «Uomo, Città, Territorio» vuole parlare di una di queste potenziali nicchie, ovvero quella dell’agricoltura biologica. Ma non in maniera ideologica: lo facciamo non solo perché siamo convinti che l’agricoltura biologica rappresenti un approccio interessantissimo per ricostruire un equilibrio con il nostro ambiente, ma soprattutto perché crediamo che dentro questo tipo di agricoltura – e dei suoi derivati – possa nascondersi un interessante mercato economico, capace di produrre ricchezze per la nostra comunità. Una scelta che si proporrà sempre più come una inevitabile scelta di campo, per un territorio sempre più autentico e originale. Per un Trentino, in altre parole, sempre più competitivo.

UCT406: IL POTERE DELLE DONNE

2018-03-05-17-20

Una rivoluzione incompiuta

Checche se ne dica, quello che stiamo attraversando è il momento delle donne. La loro presenza attiva è invocata (e facilitata) – solitamente da parte di uomini saldamente collocati in posizioni di vertice – in ruoli di responsabilità a tutti i livelli della catena decisionale e dentro tutti gli enti e le istituzioni. S’invoca la presenza delle donne non solo, o non sempre, per un opportunistico buonismo di moda. Si riconosce il bisogno della loro presenza per le indiscusse capacità femminili di efficienza, forza di concertazione, tendenza alla condivisione. La partecipazione delle donne ai vertici amministrativi, politici e aziendali, garantisce trasparenza dei processi delle decisioni, rafforza il coinvolgimento di tutti i diversi portatori di interesse, limita i fenomeni di clientelismo in favore della meritocrazia.

Tuttavia la rivoluzione non è del tutto compiuta. Perché non stiamo ancora vedendo tutte le potenzialità che il «sesso debole» può esprimere dentro la società. Quello che manca, infatti, è l’attivazione di processi selettivi interni alle donne in grado di far emergere le migliori – e non le più disponibili o le più opportuniste. Le donne, insomma, devono imparare quello che gli uomini esercitano da secoli: ovvero il lento lavoro di costruzione della leadership, la preparazione paziente delle competenze manageriali e il faticoso esercizio della costruzione del consenso. Solo in questa maniera potrà dirsi compita fino in fondo l’emancipazione femminile: solo quando conterà davvero per tutti (donne e uomini) il merito, la competenza, la passione.

Questo numero di Uomo Città Territorio intende parlare di queste questioni. Lo fa a ridosso di marzo, ovvero il mese femminile per eccellenza. E in un momento storico in cui il vento sembra veramente cambiare, in favore dei diritti delle donne. Lo fa raccontando alcune storie d’eccellenza in rosa (che vanno dalle istituzioni museali, all’arte, al teatro) e attraverso la narrazione di alcuni episodi ed eventi che hanno cambiato la storia dell’evoluzione «di genere» nella società occidentale. Ma lo fa soprattutto con un auspicio: che il tempo della parità sia veramente prossimo ad arrivare e che si archivino velocemente discorsi e politiche che pur difendendo la donna, in realtà la trattano a mò di riserva indiana: attivando così l’aspetto più deleterio di una società basata sul potere maschile.

Elogio della bicicletta

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Economica, ecologica, energeticamente efficiente, salutare, silenziosa, non ingombrante.  La bicicletta, inventata duecento anni fa per rendere più veloci gli spostamenti degli umani fino al allora aiutati solo dalla trazione animale del cavallo, appare oggi in tutta la sua modernità. Con la sua umile caparbietà la due ruote è riuscita ad avere la meglio sui grandi colossi della mobilità urbana, come l’automobile e il trasporto ferroviario su sede propria. Capace di mettere assieme efficienza e velocità, la bici sta innestando una vera e propria nuova rivoluzione, perché in grado di interpretare le esigenze delle città contemporanee, sempre più interconnesse ma anche sempre più urbanisticamente frammentate.

Pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere, il 21 dicembre scorso, il Senato ha approvato un’importante a legge per la mobilità ciclistica che punta all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per l’uso quotidiano e per i viaggi turistici e ricreativi in bicicletta. L’iniziativa legislativa prevede, tra le altre cose, il «Piano Generale della mobilità ciclistica», la costituzione della rete ciclabile nazionale, i piani regionali ed il biciplan da parte dei comuni, definisce la rete cicloviaria, incluse le strade senza traffico ed a basso traffico su cui pedalare. Un cambio radicale di paradigma – dopo anni di discussioni intorno alle grandi infrastrutture urbane – che fa capire come la due ruote sia finalmente diventata «una priorità per le città», citando le parole del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.

Nella città di Trento, il tema non ha mai suscitato grandi entusiasmi. Complice la particolare morfologia del capoluogo che, occupando gran parte della zona collinare, ha sempre reso proibitiva la connessione casa-lavoro, le percentuali di chi si sposta in bici non regge il confronto con la grandi città europee e nemmeno con la vicina città di Bolzano, dove il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta. L’avvento della pedalata assistita rende, tuttavia, questa difficoltà un problema sorpassato: grazie alla tecnologia elettrica applicata alla propulsione muscolare, tutte le città stanno perdendo le loro caratteristiche morfologiche, diventando «piatte», ovvero percorribili in bicicletta. Ecco perché sempre più persone si stanno muovendo su due ruote ed ecco perché serve urgentemente un serio ragionamento dell’amministrazione comunale di Trento in questa direzione, facendo diventare la mobilità lenta non più una cenerentola delle politiche urbane ma la vera protagonista della mobilità del futuro.

Al tema della due ruote è dedicato il numero 505 di Uomo Città Territorio, disponibile nelle edicole del Trentino.

NOVITA’ IN EDICOLA: SENTIERI URBANI | URBAN TRACKS 24

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Sentieri Urbani | Urban Tracks nr. 24

numero monografico | special issue
“Oltre la città intelligente | Beyond the Smart City

a cura di | edited by
Maurizio Carta e Pino Scaglione

Con interviste a Carlo Ratti e Italo Rota

Gli scenari di sviluppo delle Smart Cities, le contraddizioni della loro breve ma impetuosa storia e le potenzialità di questo nuovo modo di vedere gli organismi urbani, sono al centro di questo denso numero di Sentieri Urbani | Urban Tracks, curato da Maurizio Carta e da Pino Scaglione. L’idea di mettere assieme i saggi raccolti in questo dossier trova la sua origine nella consapevolezza che, se da una parte le «città intelligenti» sono diventate un concetto di dominio pubblico, dall’altra e proprio per questo, rischiano di sfuggire dalle mani di chi tradizionalmente si occupa di pianificazione urbana, aprendo la strada ad esperienze di costruzione dello spazio urbano eccessivamente orientate alla dimensione tecnologia, perdendo così di vista le necessità del fruitore stesso della città: ovvero le donne e gli uomini che abitano il mondo.

Una delle caratteristiche della tecnologia, infatti, è quello di saper correre sempre più veloce della riflessione teorica sulle dinamiche urbane. Le generazioni di computer, oramai, si succedono con un ritmo sempre più serrato, senza lasciare il tempo per la loro comprensione e per il loro adattamento agli spazi di vita urbani. Il mondo corre più rapido dell’urbanistica e questo pone il pianificatore in una inedita posizione rispetto alla storia dell’uomo: non più – come era successo nel Novecento – anticipatore di modelli esistenziali destinati a diventare prassi collettive ma attore tra i molti, che cerca di dialogare con lo sviluppo informatico, interpretando le modalità attraverso le quali questi potentissimi mezzi di connessione possano migliorare la vita degli abitanti delle città.

Ma c’è un’altra ragione per la quale l’«intelligenza delle cose» applicata alla città merita un’attenzione particolare: per la prima volta dalla loro fondazione, avvenuta cinquemila anni fa, le città stanno cambiando alcuni importanti paradigmi fondativi: con l’avvento della rete di Internet e della tecnologia applicata all’elettronica, le città stanno diventando più interessanti per la loro parte immateriale rispetto a quella materiale. La città fatta di pietre e travi, in altre parole, sta cedendo il passo a quella fatta di onde elettromagnetiche e dispositivi portatili, sovvertendo definitivamente i principi sui quali le forme urbane sono state costruite, e ricostruite, lungo tutta la storia dell’umanità.

Questo numero di SU|UT risulta suddiviso in due parti: la prima («Dopo la Smart City») è dedicata alle declinazioni dell’intelligenza applicata allo spazio urbano e alle prospettive di sviluppo di questo nuovo modo di intendere la vita comunitaria dentro le città. Apre la sezione una intervista a Carlo Ratti, intellettuale che più di ogni altro ha lavorato sulla sottile linea di confine che separa la materialità della città e l’immaterialità della tecnologia: «Uno degli aspetti più importanti della Smart City – spiega il direttore del Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology –è legato alle dinamiche di cambio di comportamento, ovvero come i cittadini stessi, avendo acquisto maggior consapevolezza dei problemi della città, possano promuovere il cambiamento introdotto dalle tecnologie digitali».

Questo cambiamento produce – e produrrà – sulla città interessanti modificazioni, alcune delle quali sono trattate nei saggi che articolano questa prima parte della rivista. A partire da quello di Maurizio Carta che ci invita a riflettere sulle potenzialità della «città aumentata». Scrive lo studioso: «La città aumentata pretende di percorrere la sfida del progetto e non solo quella della diagnosi. Le città devono perseguire la strada concreta di una creatività generatrice fatta di attenzione per i luoghi, di condivisioni di conoscenze, di cura delle identità, di recuperi di relazioni e di riattivazioni di produzioni che tornino ad alimentare cicli di vita, a coltivare i talenti degli abitanti, a rafforzare gli ecosistemi sociali, ad attrarre idee, a generare innovazione, a produrre nuove economie e a rafforzare reti di solidarietà».

I saggi che seguono, sono delle focalizzazione del tema, interpretando prospettive diverse legate alle sensibilità dei singoli autori. Da quella di Richard Ingersoll che guarda alle città europee dall’ottica del cambiamento climatico, a quella di Roberto Masiero che immagina qualcosa oltre l’organismo urbano, proponendo l’idea di un territorio intelligente per finire con quella di Aldo Bonomi, che riflette sull’idea di intelligenza legata al concetto di comunità. Consuelo Nava lavora sul tema della tecnologia nella spazio urbano e delle sue importanti relazioni con i concetti di resilienza e conoscenza. Il gruppo dell’Institute for Advanced Architecture of Catalonia (Areti Markopoulou, Marco Ingrassia, Angelos Chronis) presenta una concettualizzazione della «Design Participation», mentre Barbara Lino e Daniele Ronsivalle propongono rispettivamente una riflessioni sul tema dei luoghi marginali in cui si abilita l’intelligenza sociale e su quello della «rappresentazione» della città intelligente.

La seconda parte («Mobility e Smart Design») si apre con una intervista a uno dei protagonisti di questi cambiamenti epocali, Italo Rota che ci invita a riflettere sul tempo che stiamo vivendo, un periodo, spiega l’architetto, «straordinario, come pochi ce ne sono stati nella storia». Questo fermento «porterà a delle nuove forme urbane, che ancora non possiamo immaginare. Ma la soluzione vincente sarà quella capace di fare i conti con le esigenze della vita di noi umani. In questo scenario, sostiene Rota, «muterà anche il ruolo dell’architetto. Noi progettisti siamo invitati a passare dall’“Io” al “Noi”. Un cambio di paradigma epocale per una professione ancora tutta costruita sull’individualismo».

Gli articoli che seguono hanno la forza di aprire finestre sul tema del disegno della città intelligente. I contribuiti sono di Francesco Lipari (La città diventa «emozionale»), Federico Parolotto e Francesca Arcuri (Lo spazio e mobilità nella Smart City), Federica Ottone e Roberta Cocci Grifoni (e la loro interpretazione «genomica» della città) e Giulio Ceppi (Il design per la città e la città del design). Questi saggi ci aiutano a comporre il mosaico della città del futuro che s’intravvede al nostro orizzonte perché, come scrive Pino Scaglione, «sono davanti a noi e li possiamo già osservare, con attenzione, i segni della fisionomia, forma e futura struttura dei paesaggi urbani di domani e di quelli infrastrutturali, che ne sono l’ossatura “linfatica” portante».

Com’è nello stile di questa rivista, il numero monografico non vuole dare risposte conclusive e definitive ma, semmai, proporre interrogativi aperti a tutta la comunità scientifica degli urbanisti e degli appassionati di urbanistica. Quello che stiamo vivendo, infatti, è un periodo di cambiamenti epocali che investono direttamente anche gli organismi urbani, che credevamo immutabili – nella loro struttura – dalla notte dei tempi. Un cambio di prospettiva che non può trovare architetti e urbanisti impreparati, perché sarà sono grazie ad una attenta e efficace pianificazione strategica che la tecnologia applicata alla città potrà dare i suoi frutti migliori. Allorché la Tecnica non sarà solo un dispositivo intelligente fine a se stesso, ma un fattore capace di innalzare la qualità della vita di chi abita le città: nella gestione dei flussi, nel risparmio delle risorse ambientali, nel costruzione di uno spazio sempre più inclusivo e democratico.