L’IDEA: CENTOMILA TULIPANI PER LA SLOI

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Attualmente lo spazio sul quale insisteva la vecchia fabbrica di piombo tetraetile della Sloi si configura come una desolata spianata, completamente abbandonata e senza elementi identitari, eccezion fatta per la presenza del vecchio reattore e della torre piezometrica dell’acqua “a fungo”, uniche testimonianze dell’importante passato industriale della zona.

Le incognite sul futuro di quest’area sono molte, a partire dal complesso tema ambientale legato al disinquinamento dell’area; ma non è il solo: ci sono anche elementi di incertezza sulla vocazione urbanistica che potrà avere in futuro quest’area – che sarà al centro delle riflessioni del nuovo Prg di Trento – e sulla possibilità di reperire le ingenti risorse economiche necessarie per la sua riqualificazione.

In questo contesto, l’ipotesi che quella spianata rimanga ancora tale per molti anni appare tutt’altro che infondata. L’immagine di quel grande cratere senza concrete ipotesi di riconfigurazione, potrebbe essere un elemento di degrado paesaggistico per l’intera città di Trento, che – nonostante siano passati quasi quarant’anni dalla chiusura dello stabilimento che produceva miscele antidetonanti per benzine – non è ancora decisa su come poterlo trasformare.

Nell’attesa che i tempi migliorino – sia in termini economici che strategico-progettuali – potrebbe essere interessante utilizzare l’area per fruizioni temporanee, naturalmente quelle che possano garantire anche la sicurezza dei fruitori. Nella periferia di Milano, ad esempio, è in corso una progettazione interessante che potrebbe essere mutuata nella nostra città: il mese prossimo, infatti, inaugurerà il primo “u-pick” – letteralmente “tu raccogli” – d’Italia, secondo una formula che all’estero ha avuto molto successo.

In pratica si tratta di un campo fiorito piantato con 250mila bulbi – di 183 diverse varietà – di tulipani dove i visitatori possono scegliere e raccogliere i fiori, armati di cestini, direttamente dalla terra. Il campo – ideato da una giovane coppia di olandesi, Edwin Koeman e Nitsuhe Wolanios – aprirà per circa un mese, tra metà marzo e metà aprile, periodo in cui la fioritura delle piantine raggiungerà il pieno compimento.

La formula è molto semplice: i visitatori potranno entrare nel giardino – con un piccolo contributo di qualche euro – e cogliere loro stessi i fiori che desiderano, scattare foto in mezzo a questo vortice scenografico di colori o passare qualche ora di relax immersi nella natura e nel profumo dolce e intenso di questi fiori.

Ecco che la piana dove sorgeva la Sloi (nella foto in alto, un’ipotesi di configurazione) potrebbe trasformarsi, per alcuni mesi all’anno, in uno straordinario e caleidoscopico insieme di colori, aperto alla cittadinanza, e destinato a rendere più bello tutto il desolato (e desolante) paesaggio di via Maccani. Allo stesso tempo, la spianata colorata potrebbe essere una sorta di cornice, capace di far meglio risaltare le forme delle rovine industriali ancora presenti nell’area.

Con una visione doppiamente romantica: in senso sentimentale, perché non c’è nulla di più romantico di una distesa di tulipani colorati; e in senso filosofico, perché le rovine architettoniche – anche quando sono industriali – hanno in se qualcosa di straordinariamente romantico che rimanda al tema dell’infinita lotta tra l’uomo e la natura.

 

LA LUNGA STRADA VERSO LA PARTECIPAZIONE

20170212_161854 [12 febbraio 2017, manifestazione in difesa del paesaggio agricolo dell'abitato di Mori, in provincia di Trento,  minacciato dalla costruzione di opere di consolidamento geologico del versante]

 

Gli eventi che stanno interessando il comune di Mori, in particolare per quel che riguarda la costruzione del «vallo-tomo» a protezione dell’abitato, meritano una riflessione che va al di la del fatto contingente – ovvero l’opportunità o meno di realizzare una struttura per la sicurezza idrogeologica di un centro abitato – e piuttosto dedicata ad un’analisi dello stato della partecipazione dentro la nostra comunità e alla conseguente capacità che hanno i nostri amministratori di accogliere le istanze che provengono dal basso. Viviamo un tempo, infatti, in cui la delega rappresentativa che deriva da un percorso elettorale non può essere più considerata un’investitura «in bianco»: la consapevolezza dei cittadini e la crescita delle informazioni, unite ai nuovi strumenti di discussione e di confronto collettivo mediati dalla rete di Internet, rendono la rappresentanza politica un qualcosa costantemente in discussione, quasi fosse il frutto, da rinnovare quotidianamente, di un’incessante negoziazione tra popolo e potere democratico.

Il tema dello scontro che ha coinvolto la borgata lagarina è assai complesso: da una parte le ragioni degli uffici tecnici della Provincia, che vogliono garantire la sicurezza della cittadinanza, prevedendo la messa in opera di artefatti per il consolidamento geologica del declivio; dall’altra le istanze di una comunità locale che non vuole perdere la memoria della propria identità: ovvero quei segni antropici di conquista agricola della montagna che rendono il paesaggio moriano davvero originale e che ci ricordano, allo stesso tempo, il nostro passato e la fatica che, per secoli, gli abitanti di questa provincia hanno dovuto mettere in atto per rendere il Trentino una terra abitabile. Queste due esigenze sono entrambe da sottoscrivere: garantire la sicurezza di un territorio senza perdere la qualità del suo paesaggio dovrebbe essere un imperativo imprescindibile per una comunità che vuole essere matura, moderna e consapevole. Eppure a Mori qualcosa non ha funzionato. Ed è importante chiedersi il perché.

Ogni discorso che intercetta il tema della partecipazione si presta per essere facilmente mal interpretato. «Partecipazione» è una parola diventata oramai inflazionata, spesso pronunciata a sproposito dagli amministratori e dai cittadini, svuotata di significato e che offre il fianco alla retorica populista. Nei tempi della crisi della democrazia rappresentativa, o, meglio, di quel modello di rappresentanza che abbiamo inseguito a partire dal Secondo dopoguerra, occorre affinare nuovi strumenti per il governo di una società mai stata così multiforme nel corso della storia dell’umanità. Strumenti che possono trovare proprio nella cittadinanza attiva, consapevole, partecipante, un imprescindibile motore di propulsione democratica, capace di colmare quel deficit fiduciario che oggi separa il popolo dai suoi organi di rappresentanza. Strappando la partecipazione dal mondo delle astrazioni metodologiche e facendola diventare un elemento strutturante il senso comune, al pari di tutte quelle pratiche comunitarie, quei riti, quegli usi che non hanno bisogno di essere interrogati né di essere messi in discussione.

Nel caso del vallo-tomo di Mori è stata probabilmente sottovalutata, nell’iter decisionale, la prospettiva comunitaria su una scelta che poteva sembrare, a una lettura superficiale, squisitamente tecnica. Cosa c’è di più ovvio di una montagna che sta crollando e di un’opera di difesa che deve essere all’uopo progettata? In realtà tra il problema e la soluzione, come si è visto, c’è di mezzo il mare. La società contemporanea, infatti, è caratterizzata da un articolato livello di sofisticazione culturale che può produrre cortocircuiti sociali capaci, a loro volta, di interrompere, o rendere molto difficoltoso, il processo decisionale. Le comunità oggi non sono aggregati semplici e banali, ma insiemi caratterizzati da pluriappartenenze, abitate da individui con diversità d’identità, di culture, d’interessi e di opinioni. E proprio questa complessità deve essere governata attraverso percorsi di inclusione deliberativa, gli unici in grado di garantire, in fin dei conti, la certezza dell’iter decisionale e quindi della sua operatività.

C’è allora tutta una nuova grammatica che deve essere insegnata, imparata e interiorizzata. Non solo da parte degli amministratori, a cui spetta sicuramente il compito più gravoso di fare delle scelte. Ma anche da parte dei tecnici che spesso sono coinvolti nel processo decisionale. E da parte dei cittadini che sono chiamati ad una nuova responsabilità, che interessa sfere fino a ieri prerogativa dei rappresentanti istituzionali. In questa prospettiva può essere interessante tornare ai suggerimenti di Paulo Freire, pensatore brasiliano, noto per la sua «pedagogia degli oppressi»: ovvero, «rispettare gli altri abbastanza da ascoltarli molto oltre le parole che dicono», scoprendo le possibilità emergenti, in modo da co-generare le domande e le strategie di sviluppo di comunità.

Dentro una società complessa, come quella in cui viviamo, il principio della partecipazione deve essere concretamente implementato attraverso pratiche adeguate, moderne e coerenti con le peculiarità del luogo. Per queste ragioni deve essere pazientemente costruita una nuova cultura della partecipazione, a tutti i livelli. E, di pari passo, va aumentata la capacità di espressione del cittadino e la capacità di ascolto dell’amministratore pubblico. Con lo scopo di neutralizzare quel meccanismo perverso che riduce lo spazio della partecipazione alla pura protesta. Che porta l’esercito dove ci dovrebbe essere solo l’esercizio della democrazia. Creando procedure capaci di stimolare la partecipazione ne guadagneranno tutti: gli amministratori nella loro immagine pubblica e nel loro consenso, i cittadini nell’esercizio della loro sovranità, i problemi concreti, nelle possibilità di essere, finalmente, risolti.

[Pubblicato sull'Adige dell'11 febbraio 2017]

RIFUGIO TONINI, RICOSTRUIAMOLO DOV’ERA MA NON COM’ERA

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Il Rifugio Tonini non c’è più. Le fiamme hanno consumato velocemente le forme di quell’edificio collocato al limitare del bosco, nella catena del Lagorai, lasciando cenere e rovine dove fino a ieri esisteva uno spazio di amicizia e di accoglienza per alpinisti e villeggianti. Questo rifugio – come ha giustamente ricordato il presidente della Sat, Claudio Bassetti – era un vero e proprio «gioiello»: collocata in una conca d’eccezionale bellezza, questa struttura era capace di dialogare con le montagne attorno, con il cielo e con il fondovalle. Era la meta che appariva dopo una passeggiata nella fitta boscaglia e un punto di appoggio per escursioni più ambiziose. Non solo ricovero per viandanti della montagna, ma vero e proprio landmark paesaggistico e identitario, punto di riferimento di tutto un territorio che nel «Tonini» si riconosceva e si ritrovava.

Oggi è il giorno del dolore e della presa di coscienza. Agli esperti toccherà il compito di capire le cause del rovinoso incendio, a noi tutti quello di guardare a quelle macerie per riflettere sulla precarietà delle opere umane, e sull’influenza che i quattro elementi – la terra, l’aria, l’acqua e, per l’appunto, il fuoco – esercitano su di esse. La storia dell’uomo è anche una storia di continue lotte con la natura, fatta di estenuanti ricostruzioni dopo le distruzioni, tramandate di generazioni in generazione, di padre in figlio. E proprio perché l’uomo è un animale che «progetta» il futuro, da domani occorrerà anche pensare al rifacimento di questo storico rifugio, che non potrà che risorgere dalle sue stesse ceneri per tornare a essere quel punto di riferimento unico, come lo è stato nel corso degli ultimi decenni, per tutta la comunità trentina e non solo.

In questa prospettiva, l’errore più grande che potremmo commettere in questo drammatico momento è quello di compiere delle scelte nostalgiche. Ovvero quello di pensare di ricostruire il «Tonini» esattamente com’era, tale e quale. Un errore, perché il fluire della storia non si ferma, e la storia delle forme di quella struttura, sedimentate nel tempo, in un processo di stratificazione continua, a volte progettata, a volte causale, è tutta contenuta nei cumuli di macerie che adesso sono disposte ai suoi piedi. L’aspetto dell’edificio che verrà, invece, potrà essere il più inatteso. E diventare l’elemento capace di dare vita nuova al rifugio, in un processo progettuale che si discosta dal ricordo per il passato e che si apre a una visione nuova dell’architettura di montagna, caratterizzata da forme contemporanee capaci di utilizzare materiali della tradizione in chiave moderna.

Il dibattito sull’architettura dei rifugi alpini in Trentino, purtroppo, non ha mai avuto grande successo. Ad oggi, infatti, non riusciamo a staccarci da una configurazione di questi edifici legata alla tradizione rurale, e direttamente derivante dall’autocostruzione che li ha originariamente caratterizzati. I nostri rifugi alpini sono poco più che malghe d’alta quota. Ripercorrono le forme che l’eroico volontariato satino era riuscito a imprimere durante la fase della loro costruzione: linee elementari, dettate dalla limitatezza degli investimenti e dalla semplicità delle maestranze. Allora l’urgenza era quella di offrire ricovero e ristoro per gli alpinisti: quattro muri robusti e un tetto erano più che sufficienti per assolvere allo scopo. Ma oggi queste istanze non sono più sufficienti. Perché nella società contemporanea il rifugio è molto di più di un semplice punto di sosta collocato in un luogo scarsamente antropizzato.

Non è un caso che in tutto l’Arco alpino – dal Piemonte alla Svizzera, dalla Francia all’Alto Adige – i rifugi non siano più considerati solo degli austeri punti di riferimento per gli alpinisti, ma vere e proprie infrastrutture turistiche, capaci di arricchire la dotazione ricettiva di un territorio. Questo cambio di paradigma che caratterizza tutti i territori alpini è stato accompagnato anche da una mutazione stilistica dell’architettura: grazie alla loro straordinaria collocazione, i rifugi, infatti, si prestano per essere delle piccole opere d’arte architettoniche nella natura, dove l’uso dei materiali della tradizione può essere reinterpretato con forme della contemporaneità e arricchito dalla migliore tecnologia esistente, capace di dare sostenibilità energetica e ambientale all’edificio. Funzioni nuove, aspetto nuovo, tecnologie nuove: i rifugi alpini stanno vivendo un’inconsueta possibilità di rivoluzione della quale dobbiamo prendere atto e sulla quale dobbiamo lavorare.

La ricostruzione del «Tonini» rappresenta, quindi, un’imperdibile occasione per avviare una nuova stagione dei rifugi in Trentino. Ecco perché, metabolizzato il dolore per la grave perdita, è necessario avviare subito un dibattito sulle forme, proiettate verso il futuro, con cui potrà essere riedificato il «Tonini». La promozione di un concorso di progettazione aperto ad architetti e ingegneri potrà essere il primo, cruciale, passaggio per ripensare a questo spazio alpino in una nuova prospettiva. Non solo in termini formali, ma anche funzionali. E culturali. Perché un rifugio alpino non è una semplice casetta nel bosco, ma un artefatto umano collocato dentro uno paesaggio spettacolare. Un dramma nella natura. E basterebbe questa piccola ragione per capire perché il rifugio alpino dev’essere anch’esso, architettonicamente parlando, straordinario.

[pubblicato sull'Adige del 30 dicembre 2016]

Novita’ in edicola: Sentieri Urbani nr. 21

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Sentieri Urbani nr. 21
La città condivisa
a cura di Camilla Perrone e Bruno Zanon

Con un’intervista a John Forester

Con saggi di:
Silvia Alba, Fabrizio Andreis, Luigi Bobbio, Ruggero Bonisolli, Claudio Calvaresi, Francesca Cognetti, Silvia Ferrin, Francesco Gabbi, Sophie Guillain, Lucia Lancerin, Rodolfo Lewanski, Alfredo Mela, Liliana Padovani, Chiara Pignaris, Maddalena Rossi,  Laura Saija, Marianella Sclavi.

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In questo numero di Sentieri Urbani vengono ospitati i contributi di alcuni degli autori più autorevoli che si sono occupati, da un punto di vista teorico e applicativo, del senso della partecipazione. Oltre a riflessioni di carattere generale, vengono presentate delle esperienze che tracciano un quadro assai stimolante delle diverse declinazioni date ai processi e alle esperienze relativi al coinvolgimento dei cittadini, alla progettazione partecipata, alle pratiche deliberative, alla cittadinanza attiva.

Novita’ in edicola: UCT489 – trento, quale piano urbanistico?

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Il numero 489 della rivista Uomo Città Territorio affronta il tema del Nuovo Prg della città di Trento, dando la parola agli esperti della pianificazione territoriale.
Con interviste a Ezio Micelli, Mosè Ricci, Giulio Ruggirello, Pino Scaglione, Bruno Zanon.
Con articoli di Alessandro Franceschini, Gianluca Nicolini, Beppo Toffolon, Vittoriano Uez.

In tutte le edicole del Trentino.
www.uct.tn.it

 

NOVITA’ IN BIBLIOTECA: ATTI DEL CONVEGNO “IL GOVERNO DEL TERRITORIO FRA CONOSCENZA, PARTECIPAZIONE E DISCERZIONALITA’”

Atti

Atti del Convegno “Il governo del territorio fra conoscenza, partecipazione e discrezionalità” svoltosi a Trento il 29 e il 30 gennaio 2016.

Con contributi di:
Roberta Vigotti, Giancarlo Coraggio, Carmine Volpe, Alessandro Franceschini, Armando Pozzi, Anna Simonati, Pierpaolo Grauso, Carlo Daldoss, Chiara Cacciavillani, Cristina Videtta, Alessio Scarcella, Antonio Cassatella, Alma Chiettini, Paola Lombardi, Giandomanico Falcon.

 

 

NOVITA’ IN LIBRERIA: parchi e giardini storici in Trentino

Parchi e Giardini Storici

 

Parchi e giardini storici in Trentino: tra arte, natura e memoria. Dalla catalogazione dei beni alla loro prima interpretazione

Volume 1 / saggi
Provincia autonoma di Trento, 2016

a cura di
Alessandro Pasetti Medin, con la collaborazione di Katia Malatesta

con i contributi di
Lia Camerlengo, Fabio Campolongo, Mariapia Cunico, Alessandro Franceschini, Fabrizio Fronza, Katia Malatesta, Cesare Micheletti, Claudio Micheletti, Alessandro Pasetti Medin, Loredana Ponticelli, Giuseppe Rallo, Angiola Turella, Cristiana Volpi, Luigi Zangheri

Un primo contributo multidisciplinare per la conoscenza d’insieme di un patrimonio ancora poco conosciuto, fragile e a rischio: così si presenta il doppio volume Parchi e giardini storici in Trentino: tra arte, natura e memoria, edito della Soprintendenza per i beni culturali a conclusione di un’ampia campagna di censimento e catalogazione. L’opera restituisce la complessità di aspetti – storici, storico-artistici, architettonici, botanici, forestali – che caratterizza queste architetture vegetali in equilibrio dinamico tra natura e artificio.

 

 

 

NOVITA’ IN LIBRERIA: QUARANTADUE PROSPETTIVE SUL TURISMO MONTANO

Quarantadueprospettive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BQE edizioni, a cura di Alessandro Franceschini, Trento, 2016

Questo volume raccoglie alcune interviste a personaggi del mondo delle istituzioni, dell’economia, del turismo e della cultura che hanno partecipato alle varie edizioni della Borsa internazionale del Turismo Montano. Nel corso degli anni la manifestazione ha raccolto numerosi contributi di idee, ed è sembrato opportuno organizzarli all’interno di un volume per dare nuova vita alle importanti suggestioni nate in seno alla Bitm. Si tratta di una serie di «focalizzazioni» sulle sfide dello sviluppo turistico in montagna, proposte da diverse angolature, ciascuna delle quali interessata alla crescita del comparto economico montano.

 

Novita’ in edicola: Sentieri Urbani nr. 20

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Sentieri Urbani nr. 20
La città resiliente
a cura di Carlo Gasparrini e Michelangelo Savino

Fotografie di Luca Chistè

Con saggi di:

Massimo Angrilli, Nina Artioli, Claudia Cassatella, Giovanni Caudo, Chiara Certomà, Silvia Cioli, Sergio De Cola, Emanuela De Marco, Luca D’Eusebio Vincenzo Donato, Marco Frey, Patrizia Gabellini, Carolina Giaimo, Carlo Gasparrini, Alessandra Glorialanza, Luca  Imberti, Rocco Lafratta, Elena Marchigiani, Daniel Modigliani, Giuseppe Orlando, Irene Poli, Chiara Ravagnan, Giulio Ruggirello, Eliana Saracino, Michelangelo Savino, Gaia Sgaramella, Anna Terracciano, Carmelo Torre, Luca Trepiedi, Silvia Viviani, Massimo Zupi

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Resilienza è una parola che, seppure con antiche origini latine (resiliens -entis), solo recentemente è entrata a far parte del nostro vocabolario di uso comune e in particolare è utilizzata in alcuni campi specifici del sapere umano. Dall’ingegneria, dove indica la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica, all’informatica, dove invece indica la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati; dalla psicologia, che utilizza il termine per indicare l’attitudine a far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, all’ecologia, dove si dice della possibilità di una materia vivente di «autoripararsi» dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato; addirittura allo sport, dove vengono indicati resilienti gli atleti che hanno la determinazione a persistere nel perseguire gli obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli eventi negativi.

Negli ultimi tempi questo termine è diventato di uso corrente e sta vivendo un momento di rinnovata fortuna, per la sua capacità di interpretare in maniera opportuna le urgenze e definire le sfide del tempo che stiamo attraversando. Anche la disciplina urbanistica, dove le parole hanno la forza di sottendere approcci di studio, indirizzi di ricerca e temi di progetto di grande portata per la collettività, la parola resilienza viene impiegata con sorte favorevole. In questa prospettiva, il concetto si presta a essere un tema chiave della contemporaneità, proprio per la sua capacità di descrivere le potenzialità e i limiti dello spazio in cui viviamo e del ruolo che tecnici e progettisti possono avere nei suoi processi di trasformazione.

Sono stati i recenti eventi catastrofici avvenuti dentro e fuori il nostro Paese (i terremoti, i disastri conseguenti alle alluvioni, i grandi danni causati da rovinosi eventi idrogeologici) a farci capire come, in un tempo caratterizzato da una fortissima instabilità, diretta conseguenza dei grandi cambiamenti climatici in atto sulla Terra, una delle capacità più importanti degli organismi umani – e quindi dei territori urbanizzati e, soprattutto, delle città – sia appunto quella di aumentare il loro grado di adattamento alle mutazioni, che avvengono sempre con maggiore violenza e frequenza. Di qualsiasi natura esse siano, ambientale, economica o sociale. Se capiamo che questi fenomeni derivano essenzialmente dalle mutazioni climatiche che si riscontrano oggi su tutto il pianeta, come ci spiega Karl-Ludwig Schibel nell’intervista di apertura a questo numero di Sentieri Urbani, sappiamo anche che grandi cose possono essere fatte a livello locale, per mitigare quelli che sono gli effetti dettati dalle dinamiche globali. E queste azioni locali, che sono di natura non solo politica, ma anche tecnica, trovano nella pianificazione territoriale l’interlocutore privilegiato e nel progetto urbanistico lo strumento ideale.

Proprio per queste ragioni, negli ultimi anni, anche gli urbanisti hanno lavorato molto su questo tema, a cui sono stati dedicati progetti di ricerca, studi, seminari e conferenze. Ma non altrettanto è stato scritto, segno che si tratta di un argomento completamente nuovo, i cui contorni disciplinari sono ancora tutti da definire. Ecco perché questo numero di Sentieri Urbani ha l’ambizione di essere una prima pietra miliare di questo percorso di consapevolezza e di costruzione scientifica.

In questa monografia, curata da Carlo Gasparrini e Michelangelo Savino, sono raccolte, in forma antologica, alcune significative esperienze legate alla resilienza applicata all’urbanistica e alla pianificazione territoriale. Si tratta di buone pratiche variegate, che è possibile identificare all’interno di alcune categorie nelle quali è stato suddiviso il numero, e che devono essere intese come una prima mappatura delle esperienze e dei progetti realizzati o in via di implementazione nello sfaccettato panorama italiano.

Dopo due saggi di natura teorica, firmati dai curatori del numero, la monografia è essenzialmente costituita da un’approfondita trattazione delle esperienze sul tema in atto in Italia e intitolata «Verso una mappa delle città e dei territori resilienti». Questo parte monografica è a sua volta articolata in tre sezioni: «Questione ambientale e strategie  dattive nelle grandi città», dove vengono affrontati temi legati ai mutamenti climatici e delle loro conseguenze sul funzionamento (e sulla sopravvivenza) delle città di grandi dimensioni; «Esperienza di resilienza nella progettazione e gestione dei beni comuni: acque, suoli, energia, rifiuti, mobilità sostenibile», dove il tema della resilienza è declinato nei suoi fattori essenziali, ognuno visto come un ingranaggio imprescindibile del funzionamento dei territori e dei contesti urbani che intendono sviluppare capacità di adattamento ai mutamenti in atto; e «Soggetti e reti di soggetti economici e sociali per il riciclo urbano e forme di governance innovative», dove sono raccolti saggi legati soprattutto al tema della politica urbanistica e dei soggetti preposti a metterla in atto.

Chiude il numero una breve sezione dedicata a riflessioni di natura disciplinare, che  cercano di interrogarsi sulle caratteristiche scientifiche di questo tema e sulla necessità di un approccio multiforme e integrato, capace di coinvolgere tutte le discipline tradizionalmente legate all’urbanistica: dall’ingegneria all’ecologia, dall’economia alla giurisprudenza, dall’architettura alla progettazione paesistica.

L’auspicio è che questo numero di Sentieri Urbani – che, con questa monografia, festeggia le venti candeline – possa rappresentare al contempo il momento di arrivo di molte ricerche e il punto di partenza per nuovi approfondimenti disciplinari. Nella convinzione che è solo attraverso la condivisione delle idee e mediante la loro costante messa in discussione che l’urbanistica può realmente assolvere alla propria vocazione: ovvero quella essere una «scienza del futuro» – per usare la bella immagine di uno dei padri della disciplina, Giovanni Astengo – capace di costruire scenari di sviluppo per la città e il  territorio, con un chiaro obiettivo: quello di costruire contesti sempre più adatti alla crescita e alla conservazione delle comunità umane.

[dall'editoriale]

Novita’ in edicola: Sentieri Urbani nr. 19

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Sentieri Urbani nr. 19
Pianificazione territoriale e processi ecologici
a cura di Vincenzo Cribari e Davide Geneletti

Fotografie di Luca Chistè

Con saggi di:

Lucina Caravaggi, Chiara Cortinovis, Serena Ciabò, Micaela Delriu, Marcella Del Signore,  Almo Farina, Lorena Fiorini, Maria Rita Gisotti, Federica Gobattoni, Cordula Roser Gray, Cristina Imbroglini, Daniele La Rosa, Anna Lei, Antonio Leone, Nicola Lopez, Alessandro Marucci, Raffaele Pelorosso, Bernardino Romano, Uta Schirpke, Rocco Scolozzi, Gaia Sgaramella, Maurizio Siligardi, Linda Zardo, Francesco Zullo

* * *

Pianificazione territoriale, qualità dell’ambiente, ruolo dei servizi ecosistemici e nuovi strumenti a supporto delle decisioni che riguardano il governo del territorio, sono al centro di questo numero monografico di Sentieri Urbani. L’idea di affrontare questo tema è nata dalla consapevolezza del ruolo sempre più importante, svolto dall’ecologia dentro la disciplina urbanistica. Una sensibilità arrivata in Italia con un certo ritardo rispetto ad altri Paese, ma proprio per questo destinata a diventare progressivamente cruciale dentro i processi decisionali orientati alla trasformazione del suolo. In un contesto sempre più antropizzato come quello italiano, infatti, il ruolo esercitato dalle dinamiche ecologiche rappresenta oramai un’esigenza imprescindibile: non solo per permettere al sistema naturale lo svolgimento delle proprie funzioni vitali, ma soprattutto per fornire al tessuto urbano, sia esso denso o diffuso, quella dimensione ambientale sempre più necessaria per elevare la qualità della vita dentro i sistemi insediativi antropici.

La monografia, curata da Davide Geneletti e da Vincenzo Cribari, è stata immaginata divisa in due parti, secondo lo stile che caratterizza Sentieri Urbani: la prima dedicata a riflessioni principalmente di natura teorica, la seconda articolata in una sequenza di «casi studio», fra il locale e il globale, che hanno lo scopo di offrire uno spaccato delle esperienze, anche progettuali, che sono state recentemente messe in atto dentro e fuori la disciplina urbanistica.

Apre la prima parte un saggio di Almo Farina dedicato all’«ecoacustica» e alla sua applicazione nella gestione delle risorse ambientali. Farina intende studiare quell’«oggetto  complesso» che è il paesaggio a partire dalla sua accezione sonora. Una dimensione, quella acustica, che recentemente si è affiancata a quella più tradizionale visivo-percettiva, «espandendo in maniera significativa le potenzialità proattive dell’analisi dei paesaggi andando a completare analisi, diagnosi, e aspetti gestionali della pratica ecologica». Ci troviamo di fronte a nuovi strumenti teorici e metodologici della ricerca ecologica, che potranno fornire, già da domani, importanti suggerimenti a supporto della pianificazione.

Il gruppo di ricercatori guidato da Bernardino Romano sposta l’attenzione sul contesto della dispersione urbana, ovvero lo sprawl, quella «patologia insediativa» presente oramai in tutti i Paesi industrializzati, proponendo metodologie per perseguire una sistematica attuazione di progetti «capaci di ridurre la spontaneità tipologica e distributiva tipica degli attuali impianti espansivi». L’articolo firmato da Chiara Cortinovis, Linda Zardo e lo stesso Geneletti propone un percorso dentro nuovi strumenti di gestione ecologica a supporto della pianificazione urbana, attraverso una mappatura e valutazione dei servizi ecosistemici.

Chiudono la prima parte due saggi firmati, rispettivamente, da Lucina Caravaggi e da Maria Rita Gisotti. Il tema della rigenerazione e delle sue implicazioni con i processi ecologici è al centro della riflessione di Caravaggi, attraverso un’analisi critica di alcuni paesaggi rigenerati che oramai appartengono a una tradizione consolidata. L’ultimo saggio, infine, illustra l’importanza della progettazione delle reti ecologiche nella costruzione di un territorio ecologicamente meglio articolato, partendo dall’illustrazione di alcuni aspetti del Piano paesaggistico della Puglia e del Piano paesaggistico della Toscana.

La seconda parte della rivista è stata invece pensata come un prontuario di buone pratiche e di sperimentazioni sul tema oggetto del numero monografico. Cribari ci introduce in questa sezione, tracciando un percorso teso a far emergere l’uso dei riferimenti all’ecologia nelle discipline legate al progetto e il modo in cui questo concetto subisca delle modificazioni all’interno dei diversi ambiti afferenti all’architettura del paesaggio, all’urbanistica e alla pianificazione. Segue uno scritto di Micaela Deriu che illustra l’attività svolta in seno allo strumento della «Rete delle Riserve», con particolare attenzione al caso del Parco Fluviale della Sarca, in Trentino. Maurizio Siligardi pone l’attenzione sul «dialogo possibile» tra ecologia fluviale e urbanistica, invitando il lettore ad accantonare «visioni antropocentriche» nelle scelte di governo del territorio, preferendo il ruolo che ecologia e ambiente possono giocare «nell’ambito di un equilibrato processo pianificatorio». Anna Lei parte invece dall’agricoltura per illustrare buone pratiche messe in atto nella rigenerazione ambientale. Cristina Imbroglini, quasi a corollario dell’articolo di Caravaggi, propone un sintetico, ma puntuale regesto critico di alcuni progetti che costituiscono un riferimento obbligato in tema di rigenerazione. Daniele La Rosa affronta il tema dei servizi ecosistemici nelle Aree Non Urbanizzate nei sistemi metropolitani, visti come elementi imprescindibili per «mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, per la creazione di connessioni ciclopedonali ed ecologiche, per il contenimento o annullamento dei processi di consumo di suolo». Il gruppo di studiosi rappresentato da Raffaele Pelorosso lavora su un tema particolare: la regolazione delle acque meteoriche nel verde urbano, proponendo un approccio modellistico orientato a individuare nuovi standard urbanistici. Chiude questa seconda parte un saggio di Rocco Scolozzi che interviene sui modelli dinamici per individuare il valore ricreativo di siti Natura2000, con lo scopo di comprendere la complessità di servizi ecosistemici.

Gli spunti offerti dai saggi contenuti in questo numero di Sentieri Urbani sono molti e tutti di estremo interesse. La disciplina urbanistica, infatti, sta attraversando un’importante fase di ripensamento dei propri fondamenti teorici. Da disciplina nata per costruire le città sta ora facendo sua la grande sfida della costruzione del territorio, inteso non solo nelle sue componenti antropiche, ma anche in quelle ambientali ed ecologiche. In questa prospettiva gli urbanisti sono chiamati ad arricchire il loro vocabolario di conoscenze e di esperienze provenienti da discipline affini, in primis le scienze naturali, quelle della terra e l’ecologia. L’obiettivo è, proprio grazie all’uso delle tessere di questi saperi a supporto della pianificazione, quello di rendere i nostri territori, miracolosamente sopravvissuti alla fortissima pressione antropica degli ultimi cinquant’anni, un degno contenitore delle  vicende dalla storia umana. Ancora per molti secoli.

[dall'editoriale]

Trento: un disegno per Piedicastello / 2

Piedicastello - logo

Il 19 febbraio Italia Nostra e il Comitato per Piedicastello hanno invitato cittadini, progettisti, pianificatori e amanti della città a produrre “un disegno che predisponga il terreno”. Cioè uno schema per ordinare questa importante parte della nostra città. Non solo per le esigenze di oggi – che già variano di giorno in giorno – ma anche per quelle future: un disegno per tracciare i segni permanenti all’interno dei quali disporre le attività e organizzare i bisogni – forse imprevedibili – che emergeranno. Ora è tempo di mostrare le proposte pervenute, per capire cosa esprimono, cosa propongono, in che modo possono aiutarci a delineare scenari futuri, a scegliere in che modo procedere.

L’incontro è promosso da: Italia Nostra, Comitato per Piedicastello.

Partecipano:

Beppo Toffolon | Presidente di Italia Nostra sezione trentina
Paolo Biasioli |Assessore all’urbanistica del Comune di Trento
Alessandro Franceschini | Vicepresidente dell’Ordine degli architetti PPC
William Belli | moderatore

Venerdì 6 maggio – ore 20.30
Piedicastello, Sala riunioni di via Verruca

LA VERNICE: Camillo Zucchelli, architetto e urbanista

 

L’Associazione Mnemoteca del Basso Sarca e Berlanda Project sono lieti di invitare

sabato 30 aprile 2016 alle ore 17 presso lo showroom Berlanda Project, via S.Caterina 43, ad Arco

all’inaugurazione della mostra di progetti, disegni, oggetti

Camillo Zucchelli, architetto e urbanista – Arco

Saranno presenti Alessandro Franceschini, vice presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trento e Roberta Giovanna Arcaini, PAT Soprintendenza per i Beni culturali.
Seguirà cocktail

La mostra resterà aperta fino al 30 novembre in orario negozio.

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(Un momento dell’inaugurazione. Al microfono, a sinistra, Ivana Franceschi)

L’EVENTO: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “TRENTO CITY FAIR”

vista da Muse

UN POLO ESPOSITIVOPER TRENTO
Uno dei temi cruciali nella riconfigurazione urbanistica di Trento è quello della ricollocazione del polo fieristico, costretto ad abbandonare l’attuale sede presso le ex aziende agrarie. Si tratta di un’occasione importante per ripensare una funzione chiave per il futuro del capoluogo trentino, che dovrà avere la capacità di essere un «pezzo di città» autentico, ancorato alla sua vocazione e in grado di dialogare con il resto del tessuto urbano.
Allo scopo di fornire elementi di discussione su questa importante partita urbanistica, i tecnici di QUADROSTUDIO propongono agli amministratori, agli operatori economici e ai cittadini di Trento un incontro durante il quale verrà presentata un’inedita proposta progettuale urbanistico-architettonica che mira a creare un polo fieristico moderno e originale, collocato dentro il centro cittadino.

TRENTO CITY FAIR
Una proposta per un polo fieristico nel capoluogo

Presenteranno il progetto
Arch. Alessandro Franceschini
Ing. Giulio Ruggirello

Arch. Alessia Castelluzzo
Arch. Chiara Castelluzzo
Ing. Gaia Sgaramella

Muse – Museo delle Scienze del Trentino
Aula della sala espositiva (piano terra)

Venerdì 8 aprile ad ore 18.00

Tutti gli interessati sono invitati a partecipare
Informazioni: info@quadrostudio.net

 

IL CONVEGNO: la grande bellezza: alla riscoperta dell’emozione del viaggio

CONVEGNO MUSE - 22 APRILE 2016

 

Una delle cifre della modernità è sicuramente l’esasperazione del concetto di connessione fisica: oggi si viaggia solo per arrivare al più presto ad una destinazione. E il viaggio perde così l’opportunità di essere un’esperienza più ampia, capace di mettere a contatto il viaggiatore con la natura e le culture diverse che di volta in volta attraversa. Anche nei siti Unesco prevale questo concetto di viaggio che è solo temporale e non esperienziale. La velocità annulla il rapporto con il paesaggio e la possibilità di apprezzare la bellezza del territorio che s’intende visitare. Il mezzo utilizzato negli spostamenti è complice di questa dicotomia. Chi è alla guida di un veicolo è impegnato al volante; e chi viaggia al seguito è spesso distratto dalle tecnologie a bordo, che rendono il mezzo una sorta di “non-luogo” chiuso e autoreferenziale, refrattario a quanto avviene nel suo intorno. Il viaggio, allora, diventa cieco; il panorama e il territorio vengono cancellati dalla nostra memoria di viaggiatori.
Questo convegno intende avviare una riflessione mirante a riscoprire il ritmo e i percorsi del viaggio, sollecitando politiche che sappiano investire in trasporto pubblico: treni e bus per tornare ad ammirare comodamente la bellezza del territorio che ci circonda. In questa prospettiva, la ferrovia si pone come strumento d’eccellenza nella riscoperta di queste emozioni che un territorio turistico come quello delle Dolomiti e delle Alpi devono tornare a saper offrire.

L’EVENTO: PROSSIMA FERMATA FUTURA TRENTO

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A5_2QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI UNA SMART CITY?

Futura Trento propone un percorso in per scoprirlo insieme 22 tappe. Un tema per ognuna delle linee del servizio pubblico urbano. Un modo diverso per incontrarsi, condividere conoscenze, ragionare insieme del futuro della città.

Martedì 12 aprile nella fascia oraria  15.00-16.00 Alessandro Franceschini affronterà il tema delle #PERIFERIE.

Appuntamento 15 minuti prima della partenza sotto l’orologio della stazione dei treni in Piazza Dante.

www.futuratrento.it

NOVITA’ IN LIBRERIA: CATALOGO DELLA MOSTRA “IL QUARTIERE LE ALBERE A TRENTO. ARCHITETTURE E SPAZIO URBANO”

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Sabato 19 marzo, evento di finissage della mostra fotografica di Luca Chistè, con la presentazione del catalogo.

La pubblicazione, uscita per i tipi della BQE Edizioni, contiene una prefazione di Giuseppe Ferrandi, Direttore del Museo Storico di Trento, e i saggi critici di Alessandro Franceschini (curatore della mostra) e di Enrico Gusella, curatore di rassegne, critico fotografico ed autore del libro: “Sulla Fotografia e oltre” (ed. Allemandi).

La presentazione del catalogo, sarà accompagnata dalla visione di un video che riproduce una navigazione virtuale della rassegna sulle Albere entro gli spazi espositivi del Museo Storico di Trento, le “Gallerie” di Piedicastello, realizzata con un software di rendering particolarmente attraente sotto il profilo della fruibilità.

L’appuntamento dell’evento è fissato per sabato 19 marzo, ad ore 18.00, presso le sale delle “Gallerie” di Piedicastello – Museo Storico a Trento.

A Buongiorno da RTTR si parla di urbanistica

 

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Giovedì 25 febbraio Alessandro Franceschini è stato ospite di “Buongiorno da RTTR”, condotto da Paola Siano, dove si è parlato di città, di progetto urbano e dell’imminente revisione del PRG di Trento annunciato dall’amministrazione comunale del capoluogo trentino.

GUARDA LA PUNTATA
http://www.radioetv.it/rttr/programmi/item/93-buongiorno-da-rttr#monitor

 

 

 

L’evento: Trento: quali temi per la nuova pianificazione?

Temi

Trento: quali temi per la nuova pianificazione?
Le Gallerie di Piedicastello (Trento)
11/18/25 febbraio 2016

Quale idea di città?
In occasione dell’esposizione fotografica di Luca Chistè dedicata al quartiere Le Albere di Trento, il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento organizza tre incontri di approfondimento e di discussione sul futuro del capoluogo trentino. La città di Trento, infatti, si sta avviando verso un’importante fase di pianificazione, grazie all’imminente revisione del piano regolatore generale. I temi che possono essere elaborati in prospettiva del nuovo strumento urbanistico sono molti e urgenti: da un moderno sistema della mobilità alla nuova dimensione del verde, fino alla rigenerazione delle aree abbandonate o da riqualificare.

Tre incontri per tre temi
L’obiettivo degli incontri è quello di stimolare il dibattito sul futuro del capoluogo. Interverranno amministratori, docenti universitari, funzionari, liberi professionisti ai quali sarà chiesto di fornire stimoli e indicazioni per pensare al nuovo strumento urbanistico in maniera corale, portando un contributo per delineare un’idea della Trento del futuro. Gli incontri saranno condotti da Alessandro Franceschini e introdotti da un video curato da Gianluca Nicolini. Durante il primo incontro presenteranno l’evento la presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento Susanna Serafini e il sindaco di Trento Alessandro Andreatta.


IL SERVIZIO ANDATO IN ONDA SU RTTR

Verso una nuova mobilità urbana
Giovedì 11 febbraio 2016, ore 18.00
Una città moderna deve esserlo prima di tutto nella gestione della mobilità urbana, sia essa veicolare che ciclo-pedonale. Nel caso specifico della città di Trento, la sfida è oggi più che mai aperta, a causa della crescita, nelle aree suburbane, di grandi attrattori di traffico (il polo universitario sulla collina, il futuro nuovo ospedale a Trento sud…) che obbligano a riflettere seriamente sul tipo di mobilità di cui la città si deve dotare. Quali sono le sfide in tema di trasporti che la città di Trento deve affrontare? Quali le dinamiche sovracomunali che interesseranno il capoluogo? In che maniera collina e fondovalle possono dialogare? Quali sono i sistemi di mobilità che possono essere adottati per rendere la città interconnessa e moderna?
Ne discutono
Ing. Marco Cattani | Trentino Trasporti S.p.a.
Ing. Helmuth Moroder | Libero professionista
Ing. Giulio Ruggirello | Libero professionista
Arch. Giuliano Stelzer | Comune di Trento
Intervengono
Assessore Italo Gilmozzi | Comune di Trento
Assessore Mauro Gilmozzi | Provincia autonoma di Trento

Trento, una città-paesaggio?
Giovedì 18 febbraio 2016, ore 18.00  
Un tema “negletto” – con il quale la pianificazione del capoluogo trentino non si è mai confrontata con la necessaria serietà – è quello della pianificazione del verde, sia esso agricolo che ludico-naturale. Eppure, per una città alpina fortemente inserita in un contesto di pregio ambientale come Trento, si tratta di un tema di grande attualità che deve entrare con forza dentro i programmi di pianificazione contemplabili nel nuovo Prg. In che maniera tessuto urbano e tessuto ambientale si possono intrecciare ed arricchire reciprocamente? Quali sono le sfide che il nuovo piano urbanistico dovrà affrontare?         Ne discutono
Dott. Tiziano Brunialti | Comune di Trento
Prof. Giuseppe Scaglione | Università di Trento
Arch. Giorgio Tecilla | Osservatorio del Paesaggio PAT
Arch. Beppo Toffolon | Italia Nostra
Intervengono
Assessore Roberto Stanchina | Comune di Trento
Dirigente Fabrizio Dagostin | Servizio Agricoltura della PAT

Riciclare il centro storico, rigenerare le periferie
Giovedì 25 febbraio 2016, ore 18.00
Grazie anche alla nuova legge urbanistica, adottata dalla Provincia autonoma di Trento nell’agosto 2015, il Trentino si sta avviando verso l’obiettivo “consumo di suolo zero”. Questo significa intervenire sull’esistente, attivando serie politiche di rigenerazione, riqualificazione e riciclo di strutture esistenti, dismesse oppure in grave stato di conservazione. Ma quali sono gli strumenti che possono essere utilizzati per un serio lavoro di ricostruzione del tessuto urbano? Quale disegno può essere attuato in questi comparti edilizi? Quali sono le modalità attraverso le quali può avvenire questa trasformazione?
Ne discutono
Arch. Pietro Degiampietro | Ordine degli Architetti PPC
Prof. Ezio Micelli | Università IUAV di Venezia
Prof. Mosè Ricci | Università di Trento
Prof. Bruno Zanon | Università di Trento
Intervengono
Assessore Paolo Biasioli | Comune di Trento
Assessore Carlo Daldoss | Provincia autonoma di Trento

 

A cura del
Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento
Commissione Urbanistica e Paesaggio
Coordinamento scientific0
Pietro Degiampietro
Alessandro Franceschini

In collaborazione con
Fondazione Museo Storico del Trentino
Coordinamento organizzativo
Roberta Tait

Supporto video
a cura di Gianluca Nicolini

Iniziativa parallela all’esposizione
Il quartiere Le Albere a Trento.
Architettura e spazi urbani
Immagini di Luca Chistè
www.quartierelealbere.eu
© 2016

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IL PEGGIOR MESTIER”

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IL PEGGIOR MESTIER Otto anni in Ottava rima 2008-2015
di Giovanni Kezich

(con otto tavole di Gigi Giovanazzi)

Il volume raccoglie le composizioni in ottava rima presentate da Giovanni Kezich al concorso «Ottottave», promosso dall’Accademia dell’Ottava, tra il 2008 e il 2015. Si tratta di una silloge che racconta, attraverso l’uso sapiente dell’ottava rima – un’antica e popolare tecnica linguistica, appresa dall’autore durante le sue lunghe peregrinazioni antropologiche nel Centro Italia – fatti e situazioni della contemporaneità. Questo è il libro d’esordio di Kezich nelle vesti di quello che è, da sempre, il «peggior mestier». Ovvero quello di poeta.

Discutono sull’opera Paolo Ghezzi e Alessandro Franceschini

Sarà presente l’autore

Durante la serata, verranno presentate

anche le opere di Gigi Giovanazzi

Venerdì 29 gennaio, ore 18.00

Palazzo Roccabruna, via S. Trinità (Trento)

IL CONVEGNO: Il governo del territorio, fra conoscenza, partecipazione e discrezionalitA’

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Questo Convegno – promosso dall’Università di Trento e dal TAR di Trento - cade in un momento storico caratterizzato, a livello globale, da tragiche emergenze, rispetto alle quali la pianificazione urbanistica pare assumere importanza recessiva. Invece la cura del patrimonio ambientale e territoriale assume valore fondante di un impegno che – richiesto a tutti, istituzioni e utenti – costituisce insieme testimonianza di valori condivisi e rappresentazione di buona volontà nella tenace ricerca del bene comune, e perciò sia indispensabile fondamento per la resistenza alle odierne intemperie.

Venerdì 29 gennaio 2016

ORE 14.30 – 19.00
Apertura dei lavori – Saluti istituzionali

PRESENTAZIONE
Roberta Vigotti Presidente TRGA Trento

INTRODUZIONE AL TEMA
Giancarlo Coraggio Giudice costituzionale

PRIMA SESSIONE
Conoscenza del territorio e pianificazione

PRESIEDE E COORDINA
Giancarlo Coraggio

Momenti ed elementi conoscitivi per la redazione dei progetti di pianificazione da parte delle pubbliche amministrazioni
Carmine Volpe Presidente TAR Lazio 

Il governo del territorio fra sviluppo economico e tutela dell’ambiente: l’esperienza della  pianificazione in Trentino
Alessandro Franceschini Vice Presidente Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Provincia di Trento

SECONDA SESSIONE
La partecipazione dei cittadini al governo del territorio

PRESIEDE E COORDINA
Armando Pozzi Presidente TAR Toscana

Le esperienze regionali
Anna Simonati Professoressa di Diritto amministrativo Università di Trento

Gli orientamenti giurisprudenziali sulla partecipazione dei privati al governo del territorio
Pierpaolo Grauso Consigliere TAR Toscana

L’esperienza trentina di partecipazione nell’elaborazione della nuova legge provinciale per il governo del territorio
Carlo Daldoss Assessore alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa Provincia autonoma di Trento

Sabato 30 gennaio 2016
ORE 9.30 – 13.00

TERZA SESSIONE
Pianificazione e potere amministrativo

PRESIEDE E COORDINA
Chiara Cacciavillani Professoressa di Diritto amministrativo Università di Padova

L’esercizio dei poteri di scelta nel governo del territorio
Cristina Videtta Ricercatrice confermata di Diritto amministrativo Università di Torino

Le patologie penalistiche delle scelte di pianificazione
Alessio Scarcella Consigliere Corte di Cassazione

INTERVENTI PROGRAMMATI
Antonio Cassatella Ricercatore confermato di Diritto amministrativo Università di Trento
Alma Chiettini Consigliere TRGA Trento
Paola Lombardi Professoressa di Diritto amministrativo Università di Brescia

DIBATTITO
Relazione di sintesi

Giandomenico Falcon Professore di Diritto amministrativo Università di Trento

Chiusura dei lavori

 

TRENTO – Università degli Studi 
Facoltà di Giurisprudenza – Aula 1 | via Verdi, 53
29-30 GENNAIO 2016

 

 

Il dibattito: nuove strategie per il turismo

 

Invito

Nuove strategie per il turismo e la promozione del territorio

Attraverso la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee, provinciali locali, e di soggetti attivi nel settore, verranno affrontate in un’ottica europea le principali strategie per la promozione del Turismo, le sue evoluzioni, i casi concreti e gli strumenti per la promozione del territorio.

Modera
Cecilia Meggio

Intervengono
Isabella De Monte
Alberto Bertolini
Diego Calzà
Elisa Filippi
Alessandro Franceschini

Sabato 23 gennaio ore 18
Sala degli specchi di Corso Rosmini 28
Rovereto

 

NOVITA’ IN EDICOLA: ECONOMIA TRENTINA 3/2015

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Dossier: Una nuova legge urbanistica per il Trentino

in Economia Trentina nr. 3/2015 (organo ufficiale della Camera di Commercio I.A.A. di Trento)

La rivista contiene una parte monografica dedicata alla recente legge urbanistica approvata in Trentino nell’agosto 2015. Attraverso quattro brevi saggi, il numero della rivista ripercorre la storia dell’urbanistica in Trentino degli ultimi cinquant’anni, soffermandosi in particolare sulle novità legislative introdotte dai nuovi riferimenti di legge e sulle sfide disciplinari che attendono oggi la trasformazione del territorio.

Con contributi di

Carlo Daldoss, Alessandro Franceschini, Pietro Degiampietro, Alberto Winterle.

 

 

Novita’ in libreria: Dialoghi sull’urbanistica

Dialoghi sull'urbanistica

“Dialoghi sull’urbanistica”

a cura di Alessandro Franceschini

List – Laboratorio internazionale editoriale, 2015, 98 pp., 12 euro

con interviste a: Zygmunt Bauman, Gilles Clément, Corrado Diamantini, Roberto Gambino, Geremia Gios,  Willi Hüsler, João Ferreira Nunes, Federico Oliva, Giuseppe Campos Venuti, Edo Ronchi, Bernardo Secchi, Silvia Viviani.

Questo volume raccoglie le interviste pubblicate sulla rivista Sentieri Urbani tra il 2011 e il 2015. Si tratta di dodici conversazioni con progettisti, pianificatori, sociologi ed economisti, miranti a fare il punto sullo stato dell’arte di una particolare questione disciplinare. A distanza di qualche anno da quelle prime interviste, che hanno mantenuto nel tempo forza e attualità, si è ritenuta utile la loro raccolta in un unico volume: non solo per raggiungere un pubblico più vasto dei lettori della rivista, ma soprattutto per l’interesse intrinseco di queste conversazioni, capaci di toccare e di approfondire gran parte dei temi all’ordine del giorno nell’agenda di chi si occupa di trasformazione del suolo. Una freschezza che emerge con evidenza anche nelle pagine di questo libro, che riesce a descrivere, pagina dopo pagina, personaggio dopo personaggio, un quadro articolato e multiforme della disciplina urbanistica, dei suoi aspetti problematici, delle sue potenzialità. Proprio per questi motivi le interviste raccolte nelle pagine di questo volume, se lette in una prospettiva unitaria, possono costituire le parti di un racconto corale, polifonico, capace di narrare con competenza ed efficacia le sfide che interessano oggi l’urbanistica contemporanea.

 

 

Novita’ in edicola: Sentieri Urbani nr. 18

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Sentieri Urbani 18

“La città alpina: identità, strategie e progetti”

a cura di Corrado Diamantini e Federica Corrado

Fotografie di Luca Chistè

Con un’intervista a Werner Bätzing

Con saggi di: Sandro Aita, Marianna Bertolino, Aldo Bonomi, Ruggero Crivelli, Giuseppe Dematteis, Roberto Dini, Giovanni Kezich, Peter Morello, Cristiana Oggero, Alessandro Sacchet, Michele Stramandinoli, Beppo Toffolon.

La lettura delle interviste e dei saggi contenuti in queste pagine fa emergere una visione assai diversificata delle caratteristiche e delle potenzialità della città alpina, quasi fosse un “oggetto” dai contorni incerti e indefiniti, protagonista di proposte di pianificazione non ancora completamente mature. Non è solo la consapevolezza di un destino comune, quello che manca, ma anche il poter attingere a idonei strumenti di crescita e di sviluppo. Per questa ragione, una delle scommesse che attende ora le città alpine, come suggerisce in queste pagine Jacopo Massaro, sindaco di Belluno, è proprio quella di emancipare questi contesti dalla dialettica, forse oramai un po’ logora, tra natura e cultura, avviando invece seri programmi di sviluppo socioeconomico che possono avere nella pianificazione urbanistica lo strumento d’implementazione più efficace. Mettendo il progetto urbano/territoriale, quindi, all’ordine del giorno delle agende delle pubbliche amministrazioni. Alcuni di questi temi progettuali ce li indica proprio Diamantini: la forma urbana, le relazioni con il territorio periurbano, il paesaggio sono urgenze urbanistiche che possono essere affrontate solo attraverso l’implementazione di una pianificazione territoriale arguta e consapevole. In questo contesto, la disciplina deve saper adottare strumenti di pianificazioni efficaci, dinamici, comprensibili, in grado di poter essere modificati rapidamente, al variare del sempre più mutevole contesto economico. Si tratta di una sfida tutt’altro che scontata, alla quale dobbiamo lavorare con grande serietà. Quello che è in gioco, infatti, non è la sopravvivenza o meno di una manciata di piccole e medie città collocate in regioni montane, ma il senso stesso di uno spazio, quello alpino, antropizzato fin dall’antichità e che rappresenta ancora la “cerniera” culturale ed antropologica dell’intera Europa. Qualcosa, insomma, da maneggiare con consapevolezza e grande cura.

IL QUARTIERE “LE ALBERE” A TRENTO: ARCHITETTURA E SPAZI URBANI

MostraGallerie

Il nuovo quartiere delle Albere, realizzato grazie alle imponenti opere di Renzo Piano, rappresenta un terreno fertile di indagine fotografica, sia sotto il profilo urbanistico, sia in una dimensione più propriamente sociologica se si considera il rapporto che, i nuovi spazi delle Albere, intrattengono con i cittadini e con i visitatori del Muse. In tale potenziale e articolato scenario di indagine, si è deciso di operare una raccolta di immagini fotografiche che potessero costituire un momento di riflessione e aprire un dibattito sull’essenza di questo nuovo quartiere, lasciando spazio, ove e quanto possibile, a interessanti contaminazioni con altre realtà culturali attente ai temi dello sviluppo urbano.

Oltre un anno di lavoro, con riprese eseguite in diverse stagioni e molteplici tecniche di ripresa (formati analogici panoramici 6×17, con il banco ottico e scatti digitali). È il nuovo progetto fotografico di Luca Chistè, dedicato monograficamente al quartiere delle Albere di Trento che, per la cura di Alessandro Franceschini, che verrà inaugurato il 28 novembre alle Gallerie di Piedicastello. Il corpus della rassegna si basa su 36 immagini, stampate con tecnica fine-art, su carta Hahnemühle Photo Rag Baryta 315 e comprende, oltre a formati 60×80, cinque grandi panoramiche delle dimensioni di 60×160.

L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione del Museo Storico di Trento in collaborazione con l’Associazione AEcceL per la fotografia, e con il patrocinio del Comune di Trento, dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trento e del Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea. Sono inoltre partner del progetto Onnik/Image Consult di Milano, la ditta Loss Traslochi, il negozio Pretto di Trento e Digital Fidelity.

Dal giorno 24 novembre, presso lo Spazio Espositivo «Pretto» (in piazzetta San Benedetto) sarà possibile vedere un abstract/preview di comunicazione dell’iniziativa, per collegare idealmente lo spazio di Piedicastello con il Centro storico del capoluogo.

Le Gallerie di Piedicastello | Trento
Inaugurazione:
Sabato 28 novembre alle 18.00
Durata della mostra
Dal 28 novembre 2015 al 28 febbraio 2016
Orario
Da martedì a domenica dalle 9.00 alle 18.00. Ingresso libero.