L’EVENTO: “IL BONDONE COME LO VORREI”

Il Bondone come lo vorrei.

All’interno delle 3 serate di informazione e di riflessione promosse dal Comune di Trento e dedicate alla cittadinanza sul tema dell’impianto di collegamento veloce tra la città di Trento e il Monte Bondone, il 16 maggio si terrà una serata dedicata alle testimonianze di una selezione di architetti che, a livello locale, hanno sviluppato riflessioni sull’urbanistica e la fruizione dei territori montani. Si discuterà dello stato attuale della situazione paesistica del Monte Bondone in rapporto alle strutture in edificato e in viabilità, delle possibili trasformazioni per migliorarne il paesaggio, la vivibilità e la fruizione. La serata, introdotta da Susanna Serafini, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Trento, sarà coordinata da Alessandro Franceschini con la presenza di Emanuela Schir, Alberto Winterle e del prof. Bruno Zanon, componente del Comitato Scientifico di Tsm-Step – Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio.

16 maggio ore 20:30, presso la sala conferenze del Muse di Trento.

A ROVERETO: I “NUOVI PARADIGMI DELLO SVILUPPO URBANO”

All’interno delle discussioni legate al rilancio del Bosco della città di Rovereto, l’incontro si pone l’obiettivo di illustrare i nuovi paradigmi che caratterizzano lo sviluppo delle città, con un focus particolare sul tema della dialettica tra sistema ecologico e sistema antropico e sulla percezione collettiva del verde pubblico.

 

[Dall’Adige del 24 11 2018]

L’UTOPIA DI OTHMAR WINKLER

Othmar Winkler è stato un artista capace di incarnare, con grande anticipo sui tempi, l’idea di una Europa priva di confini politici e culturali. Tutta la sua opera – che è il frutto di una sintesi tra la sua origine austriaca e la sua esistenza italiana – è un omaggio al superamento di ogni limite geografico e identitario. In occasione della mostra “Europa”, allestita presso il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese nei mesi scorsi, è stato realizzato un film-documentario, con un presentatore d’eccezione: il teologo-filosofo Marcello Farina. La proiezione di questo documentario sarà l’occasione per riflettere sull’attualità del pensiero di Othmar Winkler, e in particolare sulla sua capacità di anticipare, proprio attraverso l’arte, i grandi cambiamenti politici che hanno interessato l’Europa del Secondo Novecento.

Sala degli affreschi
Biblioteca comunale di Trento
Via Roma, 55
TRENTO

venerdì 30 ottobre 2018
ore 17.00

Othmar Winkler e il Sessantotto

Il Sessantotto di Othmar Winkler

Mentre la città di Trento, come gran parte dell’Italia e dell’Europa del 1968, si incendiava in una grande manifestazione collettiva, dopo la quale nulla sarà destinato a tornare come prima, Othmar Winkler, scultore ma anche abile disegnatore, passeggiava per le strade della sua città d’elezione armato di penna e di taccuino per raccontare il clima di quelle irripetibili giornate. Dentro il grande sogno collettivo di quei momenti – durante i quali la città di Trento ha vissuto al ritmo delle parti più avanzate del mondo, come raramente ha saputo fare nel corso della propria storia – un artista venuto da oltre le Alpi lavorava silenziosamente per raccontare quanto stava avvenendo dentro le grigie sagome urbane della città del Concilio.
Il «sessantotto» ha rappresentato un momento cruciale per la storia culturale di Trento. La nascita dell’università e, in particolare, del corso di laurea in “sociologia”, aveva fatto giungere nel capoluogo trentino giovani sognatori provenienti da tutta l’Italia. Trento si era trasformata, fin sa subito, in una avanguardia del movimento studentesco, diventando uno dei luoghi di discussione più vivaci e dinamici del Paese. Dopo oltre cinquant’anni possiamo solo immaginare lo shock che l’arrivo di molti giovani istruiti e emancipati poteva aver provocato in una città sonnecchiante, gelosa della propria tranquillità, cullata dai ritmi atavici della religione e della tradizione secolare.
In questo contesto Winkler fa quello che ogni grande artista dovrebbe sempre fare: racconta il proprio tempo. E lo fa attraverso un’originale modalità che rappresenta un unicum tra le tante produzioni fatte dagli artisti durante gli anni della Contestazione. Lo fa grazie alla carta e alla penna, schizzando quello che avveniva dentro il teatro della città. Lungo le strade, nelle piazze, nelle osterie, nei luoghi di ritrovo dei giovani: l’artista diventa flâneur, per usare una bella immagine del poeta francese Charles Baudelaire, e vagabonda per la città provando emozioni nell’osservare quello che lo circonda. Una sorta di cronista che, in presa diretta, racconta quanto di straordinario stava avvenendo a Trento.
I disegni di Othmar Winkler dedicati al Sessantotto – che in questa mostra rappresentano una piccola parte – costituiscono un corpus di circa seicento fogli e che si affianca a due altri album tematici eseguiti dell’artista: uno dedicato al corpo degli Schützen e un altro focalizzato sulla figura del rivoluzionario austriaco Michael Gaismair. Nel caso del «sessantotto» si tratta di opere di grande semplicità tecnica (fogli normali di carta disegnati con penna a sfera) che però risultano estremamente complessi e articolati nei temi che affrontano: gli schizzi di Winkler sono dei saggi di antropologia, di moda, di psicologia: nel disegnare il modo di vestire di quei giovani, il loro modo di stare assieme, i luoghi in cui si ritrovano l’artista descrive tutto una società, tutto un ambiente, tutto un mondo.
Osservare oggi questi lavori, allora, è molto di più che guardare dei disegni di alto profilo formale. Significa immergersi nell’atmosfera di quelle giornate, percepirne i suoni e gli odori, le conversazioni fatte a voce grossa, gli slogan, le risate. Quella che ci ha regalato Winkler con questi disegni è una testimonianza di rara completezza e intensità: una documentazione che essere qualcosa di più di quella che leggiamo sugli articoli di giornale e nelle fotografie d’epoca. Perché ogni tratto di disegno è il flusso di un’energia che collega l’occhio e la mano dell’artista: qualcosa di magico, di unico e di irripetibile capace di portarci intatta l’emozione e l’intensità di quelle giornate di cinquant’anni fa.

Alessandro Franceschini

Gli scatti del vernissage sono di Danny Tamanini

Leggi l’articolo di Daniela Larentis su l’Adigetto.it 

L’IDEA: CENTOMILA TULIPANI PER LA SLOI

ProgettoPerSloiII

Attualmente lo spazio sul quale insisteva la vecchia fabbrica di piombo tetraetile della Sloi si configura come una desolata spianata, completamente abbandonata e senza elementi identitari, eccezion fatta per la presenza del vecchio reattore e della torre piezometrica dell’acqua “a fungo”, uniche testimonianze dell’importante passato industriale della zona.

Le incognite sul futuro di quest’area sono molte, a partire dal complesso tema ambientale legato al disinquinamento dell’area; ma non è il solo: ci sono anche elementi di incertezza sulla vocazione urbanistica che potrà avere in futuro quest’area – che sarà al centro delle riflessioni del nuovo Prg di Trento – e sulla possibilità di reperire le ingenti risorse economiche necessarie per la sua riqualificazione.

In questo contesto, l’ipotesi che quella spianata rimanga ancora tale per molti anni appare tutt’altro che infondata. L’immagine di quel grande cratere senza concrete ipotesi di riconfigurazione, potrebbe essere un elemento di degrado paesaggistico per l’intera città di Trento, che – nonostante siano passati quasi quarant’anni dalla chiusura dello stabilimento che produceva miscele antidetonanti per benzine – non è ancora decisa su come poterlo trasformare.

Nell’attesa che i tempi migliorino – sia in termini economici che strategico-progettuali – potrebbe essere interessante utilizzare l’area per fruizioni temporanee, naturalmente quelle che possano garantire anche la sicurezza dei fruitori. Nella periferia di Milano, ad esempio, è in corso una progettazione interessante che potrebbe essere mutuata nella nostra città: il mese prossimo, infatti, inaugurerà il primo “u-pick” – letteralmente “tu raccogli” – d’Italia, secondo una formula che all’estero ha avuto molto successo.

In pratica si tratta di un campo fiorito piantato con 250mila bulbi – di 183 diverse varietà – di tulipani dove i visitatori possono scegliere e raccogliere i fiori, armati di cestini, direttamente dalla terra. Il campo – ideato da una giovane coppia di olandesi, Edwin Koeman e Nitsuhe Wolanios – aprirà per circa un mese, tra metà marzo e metà aprile, periodo in cui la fioritura delle piantine raggiungerà il pieno compimento.

La formula è molto semplice: i visitatori potranno entrare nel giardino – con un piccolo contributo di qualche euro – e cogliere loro stessi i fiori che desiderano, scattare foto in mezzo a questo vortice scenografico di colori o passare qualche ora di relax immersi nella natura e nel profumo dolce e intenso di questi fiori.

Ecco che la piana dove sorgeva la Sloi (nella foto in alto, un’ipotesi di configurazione) potrebbe trasformarsi, per alcuni mesi all’anno, in uno straordinario e caleidoscopico insieme di colori, aperto alla cittadinanza, e destinato a rendere più bello tutto il desolato (e desolante) paesaggio di via Maccani. Allo stesso tempo, la spianata colorata potrebbe essere una sorta di cornice, capace di far meglio risaltare le forme delle rovine industriali ancora presenti nell’area.

Con una visione doppiamente romantica: in senso sentimentale, perché non c’è nulla di più romantico di una distesa di tulipani colorati; e in senso filosofico, perché le rovine architettoniche – anche quando sono industriali – hanno in se qualcosa di straordinariamente romantico che rimanda al tema dell’infinita lotta tra l’uomo e la natura.