NOVITA’ IN EDICOLA: SENTIERI URBANI | URBAN TRACKS 24

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Sentieri Urbani | Urban Tracks nr. 24

numero monografico | special issue
“Oltre la città intelligente | Beyond the Smart City

a cura di | edited by
Maurizio Carta e Pino Scaglione

Con interviste a Carlo Ratti e Italo Rota

Gli scenari di sviluppo delle Smart Cities, le contraddizioni della loro breve ma impetuosa storia e le potenzialità di questo nuovo modo di vedere gli organismi urbani, sono al centro di questo denso numero di Sentieri Urbani | Urban Tracks, curato da Maurizio Carta e da Pino Scaglione. L’idea di mettere assieme i saggi raccolti in questo dossier trova la sua origine nella consapevolezza che, se da una parte le «città intelligenti» sono diventate un concetto di dominio pubblico, dall’altra e proprio per questo, rischiano di sfuggire dalle mani di chi tradizionalmente si occupa di pianificazione urbana, aprendo la strada ad esperienze di costruzione dello spazio urbano eccessivamente orientate alla dimensione tecnologia, perdendo così di vista le necessità del fruitore stesso della città: ovvero le donne e gli uomini che abitano il mondo.

Una delle caratteristiche della tecnologia, infatti, è quello di saper correre sempre più veloce della riflessione teorica sulle dinamiche urbane. Le generazioni di computer, oramai, si succedono con un ritmo sempre più serrato, senza lasciare il tempo per la loro comprensione e per il loro adattamento agli spazi di vita urbani. Il mondo corre più rapido dell’urbanistica e questo pone il pianificatore in una inedita posizione rispetto alla storia dell’uomo: non più – come era successo nel Novecento – anticipatore di modelli esistenziali destinati a diventare prassi collettive ma attore tra i molti, che cerca di dialogare con lo sviluppo informatico, interpretando le modalità attraverso le quali questi potentissimi mezzi di connessione possano migliorare la vita degli abitanti delle città.

Ma c’è un’altra ragione per la quale l’«intelligenza delle cose» applicata alla città merita un’attenzione particolare: per la prima volta dalla loro fondazione, avvenuta cinquemila anni fa, le città stanno cambiando alcuni importanti paradigmi fondativi: con l’avvento della rete di Internet e della tecnologia applicata all’elettronica, le città stanno diventando più interessanti per la loro parte immateriale rispetto a quella materiale. La città fatta di pietre e travi, in altre parole, sta cedendo il passo a quella fatta di onde elettromagnetiche e dispositivi portatili, sovvertendo definitivamente i principi sui quali le forme urbane sono state costruite, e ricostruite, lungo tutta la storia dell’umanità.

Questo numero di SU|UT risulta suddiviso in due parti: la prima («Dopo la Smart City») è dedicata alle declinazioni dell’intelligenza applicata allo spazio urbano e alle prospettive di sviluppo di questo nuovo modo di intendere la vita comunitaria dentro le città. Apre la sezione una intervista a Carlo Ratti, intellettuale che più di ogni altro ha lavorato sulla sottile linea di confine che separa la materialità della città e l’immaterialità della tecnologia: «Uno degli aspetti più importanti della Smart City – spiega il direttore del Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology –è legato alle dinamiche di cambio di comportamento, ovvero come i cittadini stessi, avendo acquisto maggior consapevolezza dei problemi della città, possano promuovere il cambiamento introdotto dalle tecnologie digitali».

Questo cambiamento produce – e produrrà – sulla città interessanti modificazioni, alcune delle quali sono trattate nei saggi che articolano questa prima parte della rivista. A partire da quello di Maurizio Carta che ci invita a riflettere sulle potenzialità della «città aumentata». Scrive lo studioso: «La città aumentata pretende di percorrere la sfida del progetto e non solo quella della diagnosi. Le città devono perseguire la strada concreta di una creatività generatrice fatta di attenzione per i luoghi, di condivisioni di conoscenze, di cura delle identità, di recuperi di relazioni e di riattivazioni di produzioni che tornino ad alimentare cicli di vita, a coltivare i talenti degli abitanti, a rafforzare gli ecosistemi sociali, ad attrarre idee, a generare innovazione, a produrre nuove economie e a rafforzare reti di solidarietà».

I saggi che seguono, sono delle focalizzazione del tema, interpretando prospettive diverse legate alle sensibilità dei singoli autori. Da quella di Richard Ingersoll che guarda alle città europee dall’ottica del cambiamento climatico, a quella di Roberto Masiero che immagina qualcosa oltre l’organismo urbano, proponendo l’idea di un territorio intelligente per finire con quella di Aldo Bonomi, che riflette sull’idea di intelligenza legata al concetto di comunità. Consuelo Nava lavora sul tema della tecnologia nella spazio urbano e delle sue importanti relazioni con i concetti di resilienza e conoscenza. Il gruppo dell’Institute for Advanced Architecture of Catalonia (Areti Markopoulou, Marco Ingrassia, Angelos Chronis) presenta una concettualizzazione della «Design Participation», mentre Barbara Lino e Daniele Ronsivalle propongono rispettivamente una riflessioni sul tema dei luoghi marginali in cui si abilita l’intelligenza sociale e su quello della «rappresentazione» della città intelligente.

La seconda parte («Mobility e Smart Design») si apre con una intervista a uno dei protagonisti di questi cambiamenti epocali, Italo Rota che ci invita a riflettere sul tempo che stiamo vivendo, un periodo, spiega l’architetto, «straordinario, come pochi ce ne sono stati nella storia». Questo fermento «porterà a delle nuove forme urbane, che ancora non possiamo immaginare. Ma la soluzione vincente sarà quella capace di fare i conti con le esigenze della vita di noi umani. In questo scenario, sostiene Rota, «muterà anche il ruolo dell’architetto. Noi progettisti siamo invitati a passare dall’“Io” al “Noi”. Un cambio di paradigma epocale per una professione ancora tutta costruita sull’individualismo».

Gli articoli che seguono hanno la forza di aprire finestre sul tema del disegno della città intelligente. I contribuiti sono di Francesco Lipari (La città diventa «emozionale»), Federico Parolotto e Francesca Arcuri (Lo spazio e mobilità nella Smart City), Federica Ottone e Roberta Cocci Grifoni (e la loro interpretazione «genomica» della città) e Giulio Ceppi (Il design per la città e la città del design). Questi saggi ci aiutano a comporre il mosaico della città del futuro che s’intravvede al nostro orizzonte perché, come scrive Pino Scaglione, «sono davanti a noi e li possiamo già osservare, con attenzione, i segni della fisionomia, forma e futura struttura dei paesaggi urbani di domani e di quelli infrastrutturali, che ne sono l’ossatura “linfatica” portante».

Com’è nello stile di questa rivista, il numero monografico non vuole dare risposte conclusive e definitive ma, semmai, proporre interrogativi aperti a tutta la comunità scientifica degli urbanisti e degli appassionati di urbanistica. Quello che stiamo vivendo, infatti, è un periodo di cambiamenti epocali che investono direttamente anche gli organismi urbani, che credevamo immutabili – nella loro struttura – dalla notte dei tempi. Un cambio di prospettiva che non può trovare architetti e urbanisti impreparati, perché sarà sono grazie ad una attenta e efficace pianificazione strategica che la tecnologia applicata alla città potrà dare i suoi frutti migliori. Allorché la Tecnica non sarà solo un dispositivo intelligente fine a se stesso, ma un fattore capace di innalzare la qualità della vita di chi abita le città: nella gestione dei flussi, nel risparmio delle risorse ambientali, nel costruzione di uno spazio sempre più inclusivo e democratico.

 

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