LOGISTICA, ECONOMIA, TERRITORIO

Il tema della logistica, intesa come quell’insieme di attività che presidiano la movimentazione di merci, persone e informazioni all’interno di una rete produttiva estesa, rappresenta una questione cruciale della contemporaneità, con effetti sul reale che non riguardano solo il mondo dell’economia, ma coinvolgono le caratteristiche stesse dell’antropizzazione del mondo e delle trasformazioni del territorio. Nonostante le recenti crisi economiche2, la logistica costituisce un settore in forte espansione, destinata, proprio perché articolata in singoli oggetti spaziali e sistemi di relazione tra questi stessi oggetti, ad avere effetti importanti sull’organizzazione del territorio e delle città. Anche per queste ragioni, il tema merita una grande attenzione che va al di là degli studi di settore.

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OLTRE I QUARTIERI DI TRENTO: POVO E OLTRECASTELLO

Alla scoperta della collina di Trento

Gli insediamenti umani sulla collina di Trento si perdono probabilmente nella notte dei tempi, ma è a partire dall’Alto Medioevo che l’urbanizzazione di quest’area diventa significativa. Si tratta, in una progressiva opera di sottrazione di spazi al bosco, che vengono resi coltivabili grazie al lavoro dell’uomo. La particolarità di questa fase è la tipologia insediativa: la collina viene abitata con un insediamento sul modello tedesco del maso sparso, che si differenza dal modello italiano che predilige, invece, l’insediamento compatto. Le aree agricole vengono organizzate in terrazzamento, molti dei quali sono conservati fino ad oggi, denominati frate o novali.
Povo, storicamente, non designava un villaggio in particolare, ma una serie di villaggi organizzati dentro una comunità che insisteva su una precisa area geografica, ovvero la collina di Trento. Una delle peculiarità di questi villaggi era la comune morfo-genesi: si tratta di insediamenti collocati lungo il corso del rio Salè, oggi poco visibile perché intombato nel sottosuolo: Borino, Spré, Panté, Salé, Graffiano… piccoli crocicchi di case organizzati attorno a questo corso, da cui traevano, naturalmente, l’acqua potabile ma anche la forza motrice per mulini e piccoli opifici. Fanno eccezione a questa tipologia gli insediamenti di Oltrecastello e di Gabbiolo, che invece si configurano come insediamenti rustico-signorili.
Intorno al 1500, infatti, abbiamo un’altra fase dell’urbanizzazione della collina est: i masi sparsi, che nel frattempo erano cresciti diventando dei piccoli borghi, vengono progressivamente affiancati da ville nobiliari, le famose ville conciliari, come le aveva definite Bruno Passamani, che inaugurano un vero e propria modalità residenziale, che ebbe uno dei momenti più alti nella lunga fase del Concilio di Trento, a metà del Cinquecento. Dal punto di vista architettonico va segnalata una cosa significativa: le ville di collina erano molto diverse da quelle urbane: sia perché dovevano marcare una differenza rispetto alle case coloniche limitrofe, sia perché erano costruite tenendo conto di una forte relazione con il paesaggio circostante.
Erano edifici complessi, con le case coloniche affiancate e al centro del latifondo. Alcune, come villa Saracini a Pantè e Villa Fogarolli a Oltrecastello, erano dotate anche di una filanda.

Una storia recente

A partire dal Secondo Dopoguerra, ma in particolare dagli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, anche Trento ha vissuto una fase importante, come è avvenuto in moltissime città del nostro Paese, di quel processi di Suburbanizzazione. Ovvero, le aree esterne alla città sono state oggetto di processi di crescita, attirando nuovi residenti e ospitando quelli che venivano progressivamente espulsi dal centro storico in fase di riconfigurazione. La collina di Trento vive da protagonista questa fase, diventando luogo molto abito di residenza per cittadini che in cerca di un clima più fresco, spazio più soleggiato e con una qualità di vita più alto.
Questo fenomeno è stato accelerato dall’arrivo dell’università. Come è noto, la collina è stata scelta come sede del polo scientifico dell’università di Trento, rispondendo così ad un preciso disegno del fondatore del nostro ateneo, Bruno Kessler, che immaginava una università fortemente intrecciata con la città: in centro il polo ecomonico-umanistico e in collina quello scientifico. Negli anni Settanta arriva la facoltà di Scienze, negli anni Ottanta quella di Ingegneria Civile e Ambientale, costruita dentro il vecchio Sanatorio della città, sul colle di Mesiano, e più recentemente i Dipartimenti di Ingegneria dell’Informazione e dei Materiali nel nuovo Polo Ferrari. Si tratta di grandi oggetti, che hanno modificato il paesaggio dell’abitato di Povo: sia dal punto di vista urbanistico che da quello sociale.
Povo è da sempre caratterizzata dalla presenza di un senso di comunità diffuso e molto solido. Ne decenni, a questa comunità radicata e storica, è andata affiancandosi un’altra: quella degli studenti, dei ricercatori e dei professori che orbitano dentro l’Università di Trento. Povo ha subito un interessante processo di immigrazione, attirando da tutto il mondo intelligenze e creativi che hanno scelto la collina di Trento come spazio di vita temporaneamente, o non raramente, anche definitivamente, proprio per la sua alta qualità di vita. Oggi, quindi, possiamo dire che esisteono due comunità: da una parte quella storica, dall’altra quella universitaria, e la sfida che attende questo spazio è la progressiva integrazione di queste due realtà, integrazione che non può che portare ad un arricchimento culturale per tutti.

Oltrecastello

Tra tutti gli insediamenti della collina di Povo, quello di Oltrecastello merita una piccola attenzione. Anzitutto per una questione morfologica: Oltrecastello (481 m slm) è un villaggio di terrazzo morenico, che si insinua nella sella tra il Dosso di Sant’Agata e il Monte Celva, per affacciarsi sulla valle del Fersina. Si tratta di un insediamento agricolo-padronale di origini tardo-medievali, legato alla colonizzazione agricola della collina ad est di Trento avvenuta a partire dal 1200. Storicamente vocato all’attività agricola, con specializzazione nella coltura della vite (e, più recentemente, anche del melo), Oltrecastello presenta un nucleo antico articolato sostanzialmente in due aggregati, la cui matrice morfologica deriva dall’incontro tra elemento naturale (la sede di terrazzo morenico) e insediamento puntuale di complesso rustico-signorile di origine tardo medievale e rinascimentale.
Ma è a partire dalla Metà de Settecento che Oltrecastello vive una fase di notorietà cittadina: questo borgo viene scelto come dimora stagionale di molte famiglie nobili della città che trovano in questo spazio un luogo ideale per i tempo libero, corroborato dalla bellezza del paesaggio e dall’aria refrigerante proveniente dalla Valsugana e per vivere in pieno i valori della cultura romantica e illuminista di quel tempo. Ecco che le ville padronali si trasformano in residenze estive e autunnali, frequentate dalle famiglie e dai giovani della città. Il modello è quello delle «chartreuses» francesi, spazi immersi nella natura che fungevano da residenze stagionali e azienda agricola. Le ville, infatti, erano dotate di piccoli edifici per la cacciagione: roccoli e torricelle che erano spazio di sollazzo e di cacciagione. 
Di quella fase ci rimane anche una testimonianza letteraria: nei primi dell’Ottocento, un poeta dal gusto romantico, Luigi Bernardo Pompeati, nel suo poema La civetta, ci lascia una testimonianza fulgida per l’entusiasmo per la vita agreste:

«Ah potess’io
Passar mia vita alla compagna, e quando
Matura è la stagione, irmene in traccia
De’ dipinti pennuti, e poi, raccolta
Copiosa preda, fra’ giocondi amici
Fruirne a cielo aperto in su la cima
Di quel monte gentil, perché veder
L’aprico Oltrecastello Povo non puote…»

Una delle particolarità del territorio, infatti, è rappresentata dal Doss di Sant’Agata, una delle più importanti particolarità paesaggistiche, storiche e naturalistiche del territorio. –     Sulla sommità c’è anche la chiesetta dedicata i culti di Sant’Agata e di Santa Lucia…
Proprio qui Sulla sommità del colle di Sant’Agata è storicamente dimostrata l’insistenza di un castelliere fortificato, la cui presenza avrebbe dato origine, appunto, al toponimo “oltre il castello”.

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Bruno Kessler e il Pup ‘67

L’anniversario, caduto lo scorso 19 marzo, dei trent’anni dalla scomparsa di Bruno Kessler, rappresenta un’occasione per riflettere anche sul fondamentale contributo che egli stesso diede, in qualità di presidente della Provincia di Trento, alla stesura e all’implementazione del Piano urbanistico del Trentino, il primo piano ad area vasta progettato nel nostro Paese.

Per ricostruire quest’interessante pagina della storia del nostro territorio, può essere utile rileggere la ponderosa mole documentale prodotta in quegli anni. Una varietà incredibile di documenti programmatici, atti di convegno e relazioni consigliari che raccontano, meglio di tante altre cose, come il Trentino che stiamo vivendo oggi non sia stato il frutto di un caso, ma il prodotto di un progetto visionario, figlio delle intuizioni di Kessler ma anche esito di un’energia collettiva che investiva l’intera classe dirigente di quegli anni. La consapevolezza di essere all’inizio di un periodo di potenziale sviluppo economico, fece riflettere le menti più argute sulle possibili strade da percorrere e sui conseguenti scenari da perseguire. Guardando a quel periodo è infine possibile cogliere, in filigrana, un clima di forte collaborazione, nel quale politici, intellettuali e professionisti discutevano duramente tra di loro nel merito delle scelte programmatiche ma conservando una reale stima reciproca.

Uno degli aspetti più interessanti, ripercorrendo le tappe di quella vicenda, è rappresentato dalla capacità di guardare con lungimiranza gli obiettivi di sviluppo, e la forza di abbracciare, senza paura, sfide dilatate nel tempo e nello spazio. Nelle sue relazioni programmatiche, all’inizio degli anni Sessanta, Kessler affermava, alludendo alla pianificazione urbanistica, come «la Giunta debba impostare la sua attività su basi scientifiche senza tuttavia cadere nell’eccesso opposto, ovvero nel considerare come sperimentale ogni risultanza scientifica: il dato scientifico dovrà essere mediato sia dal buon senso, sia dalle necessità delle popolazioni». In effetti questa era anche la cifra del suo approccio alla politica, che era spesso la sintesi tra un raffinato pensiero e una prassi molto concreta. E questo racconta anche il perché, nella realizzazione del Piano urbanistico, che Kessler considerava «un fatto tecnico e anche un fatto politico», egli stesso si fece accompagnare dalle intelligenze più raffinate presenti, allora, sul mercato.

Il Kessler “politico” in grado di far dialogare dimensione scientifica e istanza popolare, emerge in molti passaggi dei suoi interventi pubblici. Come quando illustrava che «un’azione politica è veramente efficace nella misura in cui riesce ad interpretare le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni, ponendosi, in questo contesto umano, come elemento di sviluppo sia economico che sociale». E ancora, elencando una dimensione metodologica dell’azione politica, spiegava che

«quando parliamo di programmazione, vogliamo che siano ben chiare queste premesse: nello studio e nel lavoro si ha di mira l’uomo e non la struttura o il fenomeno economico, considerati come valori finali. D’altra parte in quest’azione, non si vuole imporsi l’uomo ma, interponendolo, tentare di favorirne in tutte le direzioni una completa e libera espansione».

La redazione del piano fu anticipata, com’è noto, da un’importante fase propedeutica fatta di analisi e di ricerche. Ma anche di occasioni di confronto laico sulle possibilità di sviluppo di un territorio come il Trentino. Ad esempio, va ricordato il Convegno di Torbole, tenutosi nella primavera del 1962, durante il quale vennero discussi a fondo i problemi strutturali della provincia di Trento. In quel caso Kessler, nelle vesti di mattatore del congresso, mise a confronto due possibili visioni territoriali: la prima, sostenuta da Giuseppe Samonà, lavorava sul concetto di «città-campagna» e trovava nel Comprensorio la sua espressione più emblematica; la seconda, sostenuta da un gruppo di economisti, immaginava invece un Trentino «città-regione», con gli insediamenti produttivi concentrati sull’asta dell’Adige. L’esame delle due alternative, in perfetto stile “kessleriano”, non riguardò i relativi contenuti teorici, quanto la capacità di risposta dell’una o dell’altra ai bisogni locali, di breve e di lungo periodo, secondo l’interpretazione politica del governo provinciale.

Quando il piano venne approvato per la prima volta, il 23 maggio 1964 (l’adozione definitiva avverrà solo nel 1967), Kessler era ben consapevole della portata storica di quel documento, che rappresentava, unico in Italia, «un ordinamento urbanistico territoriale completo» del quale non esistevano «né precedenti tecnici, né precedenti legislativi, cui riferirsi». In Consiglio provinciale il presidente parlava di un piano che proponeva una vera e propria «sperimentazione di principi e di idee», che ha potuto trovare forma solo «grazie alla partecipazione appassionata di un larghissimo numero di esperienze e di competenze». Un piano che

«non vuole porsi come un tecnicismo» ma come un’azione caratterizzata da «una penetrazione tecnica del progetto stesso presso le genti trentine, con la parola viva e concreta del presidente e degli amministratori della Provincia autonoma», che in «un colloquio continuo, svolto comune per comune», hanno trasformato «il tecnicismo della teoria urbanistica in un fatto umano di partecipazione generale alla forma rigeneratrice di sviluppo che il Piano propone».

L’EVENTO: CULTURE TALKS 2021

CULTURE TALKS 2021
Cultura per lo sviluppo sostenibile | Ambiente, resilienza e patrimoni

24 marzo 2021 h. 15:00 – 18:00

Il seminario si svolgerà in modalità online

L’incontro Ambiente, resilienza e patrimoni mira a indagare il rapporto tra sostenibilità futura, città e patrimonio, soffermandosi sullo sviluppo dello spazio urbano in relazione all’identità collettiva e alla fruizione attiva da parte della cittadinanza.

Interventi:

Patrimonio, ambiente e resilienza: protezione, progettazione e sviluppo sostenibile
Luca Dal Pozzolo, architetto e responsabile del settore Ricerca di Fondazione Fitzcarraldo, Torino

Città interetnica: lo spazio come significante per nuove pratiche aggregative
Massimo Clemente, Direttore IRISS-Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del CNR
Gaia Daldanise, architetto, IRISS-Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del CNR

Città intelligenti…? Architettura, innovazione e sostenibilità.
Alessandro Franceschini, architetto e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Trento

Modera l’incontro:
Michele Lanzinger, Direttore MUSE Trento

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PRESENTAZIONE DELLA TRENTINO ART ACADEMY

Un invito a studiare Design, a Trento. All’accademia di belle arti.

L’obiettivo del mio corso alla Trentino Art Academy è quello di formare i futuri professionisti del design nella particolare relazione che l’oggetto progettato instaura con lo spazio aperto: e quindi design come relazione urbana e paesaggistica con il mondo che ci circonda. In questa prospettiva entrano in gioco elementi legati alla percezione che gli oggetti progettati giocano con lo spazio, sia esso costruito, verde o artificiale. Il design, insomma, come parte del mondo in cui viviamo con il quale insatura una relazione elettiva fondata sulla compenetrazione tra dimensione estetica e vocazione funzionale. L’obiettivo della scuola, peraltro, è quello di formare degli esperti non solo del design, ma del progetto in senso ampio che possano trovare sul mercato del lavoro occasioni di realizzazione professionale, ma anche artistica e personale. Per questa ragione anche la didattica è impostata come le antiche botteghe d’arte, artigiane: una sorta laboratorio permanente costituito non solo lezioni teoriche, ma anche tante opportunità pratiche tese ad affinare la capacità progettuale degli studenti attraverso esperimenti, prove ed esercitazioni. Il designer, peraltro, rappresenta una figura particolarmente interessante in questo periodo storico, proprio per la sua capacità di attraversare discipline diverse e di essere in grado di fare sintesi tra saperi umanistici e competenze tecniche. È, a ben pensare, un professionista chiamato a disegnare il mondo che andremo ad abitare nei prossimi anni, e in un mondo in cui quasi tutto è già stato fatto ed inventato, creare qualcosa di nuovo, di originale, di inaudito rappresenta una sfida molto stimolante.

I QUARTIERI DI TRENTO: LA BOLGHERA

La Bolghera, con le sue ville del primo Novecento e le trasformazioni prodotte dall’arrivo dell’ospedale: un rione nato per la borghesia, che nel tempo è cambiato. Brulicante di vita, è da sempre fulcro del mondo sportivo cittadino e con il Parco di Gocciadoro racchiude in sé un vero e proprio polmone verde per l’intera città. Con l’architetto Alessandro Franceschini e l’antropologo Annibale Salsa. Dalla piscina del Centro Sportivo Manazzon, cuore sportivo del rione, faremo un tuffo indietro nel tempo con l’allenatrice federale Giuliana Aor, per poi saltare nel futuro insieme alla campionessa Francesca Dallapé, atleta del Centro sportivo olimpico dell’Esercito e già medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

TAPIS ROULANT è una rubrica a cura della sede struttura Programmi della sede Rai di Trento.

Per I QUARTIERI DI TRENTO la regia è di Giuseppe D’Agostino, le riprese sono di Gianni Rigotti, con collaborazione giornalistica e conduzione di Silvia Gadotti.

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COME CAMBIERANNO LE CITTÀ NEI PROSSIMI ANNI?

IN+CON+TRA. INNOVARE CON TRADIZIONE puntata 4
COME CAMBIERANNO LE CITTÀ NEI PROSSIMI ANNI?

In questa puntata andremo a scoprire cosa sono le metodologie BIM, una tecnica necessaria per una nuova industrializzazione degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente che aiuterà ad abbattere tempi, costi, non conformità, imprevisti, infortuni abbracciando le strategie di prototipazione digitale. Il progetto del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università degli Studi di Trento di cui si parlerà è il vincitore del bando Ricerca e sviluppo di Fondazione Caritro, volto a sostenere progetti innovativi di ricerca.

Interverrà inoltre l’architetto e filosofo Alessandro Franceschini
Conduce Viviana Gregori
Coordinamento di produzione: Matteo Gentilini, Alice Manfredi e Sara Zanatta

Una realizzazione 5k videoproduction
Una produzione Fondazione Caritro e Fondazione Museo storico del Trentino.