Giancarlo De Carlo e l’architettura come impegno «politico»

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«Ho cercato di non immiserirmi nel mestiere opaco, pigro, trasandato, furbo, malandrino della maggior parte degli architetti. Ho cercato, per quel che ho potuto, di essere esemplare». Sono parole di Giancarlo De Carlo, tratte dalla lunga intervista raccolta da Franco Bunčuga alla fine degli anni Novanta e pubblicata nel 2000 con il titolo di «Architettura e libertà» per i tipi dell’Elèuthera. A dieci anni dalla scomparsa di questo grande architetto può essere utile fare alcune riflessioni sull’attualità del suo pensiero, sulla scia di un convegno tenutosi lo scorso 4 giugno al Mart di Rovereto, promosso dall’associazione «senza dominio». I lavori del seminario, infatti, hanno fatto emergere le tante sfaccettature di De Carlo “architetto militante”, ed in questa sede può essere utile ricordare alcuni valori che dovrebbero essere presenti nella “cassetta degli attrezzi” del professionista di oggi che voglia esercitare il mestiere di architetto in maniera – riprendendo la citazione d’apertura – non-opaca, non-pigra, non-trasandata, non-furba, non-malandrina.

Tra i tanti valori che la vita di De Carlo testimonia nella sua pratica professionale, uno è particolarmente interessante: ovvero quello della sua passione “politica”, che ha esercitato attraverso l’attività professionale, pubblicistica e didattica. La sua riflessione, che sicuramente prende origine dal suo passato partigiano dentro il Comitato di Liberazione Nazionale e dalla sue frequentazione, fin da giovanissimo, degli ambienti anarchici e libertari italiani ed europei, lo spinge all’attività politica nel senso autentico del termine – ovvero quello di lavorare a servizio della “polis”. De Carlo, instancabilmente, suggerisce alla politica le buone prassi, sperimenta nella sua attività professionale le buone pratiche, utilizza lo strumento della partecipazione come nessun altro è più riuscito a fare nel nostro Paese. Promuove un’architettura a servizio della società ed una urbanistica a dimensione umana. Con il suo esempio, De Carlo ci spiega che un professionista, un professionista militante, non si mette in politica, non fa il funzionario di partito e nemmeno l’ideologo rivoluzionario, non si candida alle elezioni. Ma, al contrario, un architetto fa Politica con la “P” maiuscola: la fa sia in senso lato, attraverso un modo preciso di essere professionista a servizio della comunità, sia spingendo la politica, quella dei politici di professione, verso certe scelte, verso certi valori, verso certe intuizioni.

È un De Carlo politico, quello che fonda la rivista «Spazio e Società» facendola diventare un laboratorio di riflessione intellettuale capace di mettere in sinergie i progetti più interessanti prodotti nel mondo in quegli anni. È un De Carlo politico quello che frequenta le aule universitarie nelle vesti di un «accademico non allineato», come amava definirsi, marcando la sua differenza dai tanti docenti universitari che «pensano come burocrati e agiscono come funzionari». È un De Carlo politico, quello che lavora incessantemente, in tutte le fasi della sua vita, nella condivisione delle idee, all’interno delle tante associazioni e movimenti culturali che ha frequentato. È un De Carlo politico, infine, quello che scrive sulle colonne dei giornali per criticare questa o quella scelta politica, per proporre queste o quelle idee alternative, facendolo con la sua inconfondibile vis polemica, ora a Milano, ora a Urbino, ora a Venezia, ora a Genova, tanto per citare i campi di battaglia più famosi.

Parafrasando una celebre frase di De Carlo, credo che l’architettura sia una cosa talmente seria da avere bisogno, oggi più che mai, del contributo degli architetti. Di architetti militanti, politici in senso decarliano. Di architetti che dovranno essere curiosi, sprovincializzati, attenti alle ragioni delle differenze, animati da una fede incrollabile nell’architettura e nel mestiere di architetto. Solo così saremmo in grado di raccogliere le sfide che il nostro tempo ci impone. Solo così saremo in grado di tornare a discutere ancora di architettura, vincendo la pigrizia e la furbizia di un mestiere che tende a diventare trasandato e malandrino. Se sapremo fare questo, se sapremo impegnarci politicamente ogni giorno, proprio come fece De Carlo «poi forse» – citando, infine, una sua splendida frase del 1958 – «poi forse, e anche per altre vie, verrà l’arte».

 (pubblicato su “A”, giugno 2015)

IL CONVEGNO: SPAZIO E SOCIETA’ – giancarlo de carlo

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Convegno

SPAZIO E SOCIETÀ – Giancarlo De Carlo – Architettura e libertà

A dieci anni dalla scomparsa un incontro per guardare all’attualità della figura di Giancarlo de Carlo e alla lungimiranza vivida dei percorsi da lui segnati. È una figura, quella di Giancarlo De Carlo dalla quale non si può prescindere (come architetti, come urbanisti, ma non solo). Per tutto il tempo della sua attività, è stato al centro del dibattito internazionale su architettura e urbanistica attraverso e per mezzo di ‘luoghi’ di cui è stato motore, ideatore e fondatore; come la rivista Spazio e Società, il Laboratorio internazionale di architettura e urbanistica Ilaud, il raggruppamento Team X; De Carlo ha aperto, a livello internazionale, punti di dibattito, di critica, di discussione spesso partendo da (o generando) un punto di vista eccentrico, foriero di stimoli e che sempre “apre processi più che chiudere soluzioni”. Discussioni e tematiche, poste sul tavolo del confronto, che si sono rivelate in gran parte anticipatorie.

Tullio Zampedri Presentazione – Frammenti di GDC
Franco Buncuga Giancarlo De Carlo – Architettura e libertà
Giorgio Cacciaguerra Del fare quotidiano – dell’insegnamento
Giorgio Tecilla Spunti dal paesaggio di De Carlo
Francesco Samassa ILAUD, Spazio e Società e l’internazionalità della figura di De Carlo
Alessandro Franceschini Un’idea militante di professione
Antonio Troisi Un lavoro che continua
Luca Eccheli Conclusioni e note finali

Giovedì 4 Giugno 2015
ore 14,30
Rovereto
MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Sala Conferenze Mart