Una nuova politica urbanistica per Trento

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Tra le sfide che il “governo” della città capoluogo del Trentino sarà invitato da affrontare nella prossima consiliatura, il progetto urbanistico della città di Trento – inteso come quell’insieme di azioni e pratiche progettuali messe in campo per rendere un territorio più moderno, sostenibile e competitivo – rappresenta una delle priorità politiche. Dal punto di vista della pianificazione territoriale, infatti, il capoluogo trentino sta vivendo una fase di incertezza, dovuta prevalentemente al progressivo tramonto delle visioni urbanistiche contenute nella variante al Piano regolatore generale firmata da Joan Busquets. Archiviato il tema dell’interramento della ferrovia (troppo costoso), dimenticata la suggestione di “riavvicinare” il fiume alla città (oramai, troppo irrimediabilmente lontano), svuotata la possibilità di costruire nuovi corridoi ecologici (troppa la frammentazione proprietaria), abbandonata l’idea di un riordino dei principali accessi infrastrutturali (troppo onerosa), la città di Trento si è trovata orfana di quell’“idea di sviluppo” che aveva catalizzato e reso vivido, nell’opinione pubblica, il dibattito sul futuro del capoluogo trentino.

Eppure, il governo del territorio ha sempre rappresentato una delle priorità di chi svolge l’attività di amministratore della cosa pubblica. Questo è vero soprattutto nella contemporaneità dove le città devono avere la forza di adeguarsi continuamente, nella propria struttura urbana, ai grandi cambiamenti in atto, pena il rischio di una progressiva marginalità culturale, economica e sociale. Le città, infatti, possono essere il motore di un progetto di costruzione socio-culturale di una comunità, oppure possono essere delle “fabbriche” di disuguaglianze, luoghi-simbolo dell’inciviltà e dell’invivibilità, vere e proprie “enclave” di insicurezze e di ingiustizie. Proprio per queste ragioni è fondamentale che sindaco, giunta e consiglio comunale mettano all’ordine del giorno una nuova visione per la città, affrontando con decisione e senza reticenze il tema della trasformazione urbanistica del capoluogo, lavorando prioritariamente su tre linee strategiche. Vediamole brevemente.

La prima linea strategica deve essere orientata a sviluppare e realizzare il tema della «rigenerazione urbana». Per fare questo, è necessario anzitutto cambiare la prospettiva con cui solitamente si guarda al concetto di sviluppo e di crescita delle città. Occorre archiviare definitivamente l’idea che le città possano crescere all’infinito e che il settore edilizio possa esistere solamente nell’edificazione di nuove volumetrie. Invece, anche dentro la città di Trento e dentro i suoi sobborghi, esiste una ghiotta quantità di occasioni di rigenerazione urbana che deve diventare una delle priorità d’intervento: c’è un improcrastinabile bisogno di mettere mano al patrimonio edilizio degradato e alla riconversione d’uso di quello sottoutilizzato o addirittura inutilizzato, che può aprire occasioni urbanistiche ed economiche di grande importanza.

La seconda linea strategica è quella del controllo dell’espansione edilizia attraverso una «valorizzazione del territorio periurbano» a nord e a sud del capoluogo. Per molti decenni si è pensato che le aree agricole ai confini con la città non potessero esser altro che una sorta di “riserva” di lotti edificabili. Questo ha portato i bordi urbani a diventare progressivamente dei luoghi marginali privi d’identità e spesso lasciati in completo abbandono. In realtà, queste frange rappresentano una importantissima cintura verde, capace di fare “resistenza” alla dispersione edilizia. Ma non solo. L’agricoltura di prossimità, in una visione moderna dell’organismo urbano, necessariamente caratterizzato dalla “filiera corta”, deve diventare un tassello fondamentale del ciclo della nutrizione della città: un presidio territoriale, animato dalle comunità locali, capace di essere limite invalicabile alla speculazione edilizia, orientato a soddisfare il bisogno alimentare dell’organismo urbano.

L’ultimo grande contenitore tematico è quello della «mobilità». L’amministrazione comunale ha lavorato molto su questo tema, fornendo soluzioni in parte efficaci, spesso costruite sull’ottimizzazione del sistema preesistente. Tuttavia, se la città di Trento vuole perseguire fino in fondo la sua nuova vocazione di città universitaria e di centro turistico, è necessario un salto di qualità anche in questa direzione. Oggi più che mai risulta evidente come la mobilità privata debba essere radicalmente ripensata in rapporto al potenziamento e all’estensione del trasporto privato. Il grande nodo del collegamento con la collina est della città e del rafforzamento reale dell’asse nord-sud rappresentano delle priorità assolute della prossima consiliatura, alle quali la nuova amministrazione dovrà dedicare un adeguato sostegno, anche in termini di risorse economiche.

Naturalmente questi tre grandi “contenitori” devono poter essere sviluppati nel dettaglio, all’interno di adeguati progetti operativi capaci, a loro volta, d’integrarsi reciprocamente e di fornire quegli elementi che possono dare sostanza e fattibilità (anche economica) ad un’idea progettuale. Per fare questo è necessario dotarsi di adeguati strumenti urbanistici in grado di lavorare in maniera strategica e capaci d’integrare istanze urbanistiche, con priorità sociali ed economiche. Per questa ragione, la nuova amministrazione comunale della città di Trento dovrebbe lavorare, già dal giorno dopo il proprio insediamento, all’implementazione di un «masterplan» per il capoluogo, il più possibile partecipato e collettivo, sulla scorta delle tante esperienze positive recentemente maturate in molte città italiane. Un masterplan per la città di Trento potrà diventare, così, un’efficace sintesi progettuale alle tante domande che cittadini, imprenditori, agricoltori, progettisti, categorie economiche, turisti pongono a chi li sta amministrando. Domande che oggi pretendono, inderogabilmente, una risposta puntuale, adeguata e, soprattutto, concreta.

(pubblicato sull’Adige del 4 maggio 2015)