L’UTOPIA DI OTHMAR WINKLER

Othmar Winkler è stato un artista capace di incarnare, con grande anticipo sui tempi, l’idea di una Europa priva di confini politici e culturali. Tutta la sua opera – che è il frutto di una sintesi tra la sua origine austriaca e la sua esistenza italiana – è un omaggio al superamento di ogni limite geografico e identitario. In occasione della mostra “Europa”, allestita presso il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese nei mesi scorsi, è stato realizzato un film-documentario, con un presentatore d’eccezione: il teologo-filosofo Marcello Farina. La proiezione di questo documentario sarà l’occasione per riflettere sull’attualità del pensiero di Othmar Winkler, e in particolare sulla sua capacità di anticipare, proprio attraverso l’arte, i grandi cambiamenti politici che hanno interessato l’Europa del Secondo Novecento.

Sala degli affreschi
Biblioteca comunale di Trento
Via Roma, 55
TRENTO

venerdì 30 ottobre 2018
ore 17.00

Othmar Winkler e il Sessantotto

Il Sessantotto di Othmar Winkler

Mentre la città di Trento, come gran parte dell’Italia e dell’Europa del 1968, si incendiava in una grande manifestazione collettiva, dopo la quale nulla sarà destinato a tornare come prima, Othmar Winkler, scultore ma anche abile disegnatore, passeggiava per le strade della sua città d’elezione armato di penna e di taccuino per raccontare il clima di quelle irripetibili giornate. Dentro il grande sogno collettivo di quei momenti – durante i quali la città di Trento ha vissuto al ritmo delle parti più avanzate del mondo, come raramente ha saputo fare nel corso della propria storia – un artista venuto da oltre le Alpi lavorava silenziosamente per raccontare quanto stava avvenendo dentro le grigie sagome urbane della città del Concilio.
Il «sessantotto» ha rappresentato un momento cruciale per la storia culturale di Trento. La nascita dell’università e, in particolare, del corso di laurea in “sociologia”, aveva fatto giungere nel capoluogo trentino giovani sognatori provenienti da tutta l’Italia. Trento si era trasformata, fin sa subito, in una avanguardia del movimento studentesco, diventando uno dei luoghi di discussione più vivaci e dinamici del Paese. Dopo oltre cinquant’anni possiamo solo immaginare lo shock che l’arrivo di molti giovani istruiti e emancipati poteva aver provocato in una città sonnecchiante, gelosa della propria tranquillità, cullata dai ritmi atavici della religione e della tradizione secolare.
In questo contesto Winkler fa quello che ogni grande artista dovrebbe sempre fare: racconta il proprio tempo. E lo fa attraverso un’originale modalità che rappresenta un unicum tra le tante produzioni fatte dagli artisti durante gli anni della Contestazione. Lo fa grazie alla carta e alla penna, schizzando quello che avveniva dentro il teatro della città. Lungo le strade, nelle piazze, nelle osterie, nei luoghi di ritrovo dei giovani: l’artista diventa flâneur, per usare una bella immagine del poeta francese Charles Baudelaire, e vagabonda per la città provando emozioni nell’osservare quello che lo circonda. Una sorta di cronista che, in presa diretta, racconta quanto di straordinario stava avvenendo a Trento.
I disegni di Othmar Winkler dedicati al Sessantotto – che in questa mostra rappresentano una piccola parte – costituiscono un corpus di circa seicento fogli e che si affianca a due altri album tematici eseguiti dell’artista: uno dedicato al corpo degli Schützen e un altro focalizzato sulla figura del rivoluzionario austriaco Michael Gaismair. Nel caso del «sessantotto» si tratta di opere di grande semplicità tecnica (fogli normali di carta disegnati con penna a sfera) che però risultano estremamente complessi e articolati nei temi che affrontano: gli schizzi di Winkler sono dei saggi di antropologia, di moda, di psicologia: nel disegnare il modo di vestire di quei giovani, il loro modo di stare assieme, i luoghi in cui si ritrovano l’artista descrive tutto una società, tutto un ambiente, tutto un mondo.
Osservare oggi questi lavori, allora, è molto di più che guardare dei disegni di alto profilo formale. Significa immergersi nell’atmosfera di quelle giornate, percepirne i suoni e gli odori, le conversazioni fatte a voce grossa, gli slogan, le risate. Quella che ci ha regalato Winkler con questi disegni è una testimonianza di rara completezza e intensità: una documentazione che essere qualcosa di più di quella che leggiamo sugli articoli di giornale e nelle fotografie d’epoca. Perché ogni tratto di disegno è il flusso di un’energia che collega l’occhio e la mano dell’artista: qualcosa di magico, di unico e di irripetibile capace di portarci intatta l’emozione e l’intensità di quelle giornate di cinquant’anni fa.

Alessandro Franceschini

Gli scatti del vernissage sono di Danny Tamanini

Leggi l’articolo di Daniela Larentis su l’Adigetto.it