IL BOSCO DELLE CRISALIDI – CONCORSO SUL TEMA DELLA “RESILIENZA” NEL PARCO DELLE TERME DI LEVICO

IL BOSCO DELLE CRISALIDI

Il tema oggetto di questo concorso di idee – ovvero quello della resilienza – appare di grande attualità. Non solo come conseguenza al «ventomoto» Vaia che ha colpito lo storico Parco di Levico nello scorso autunno, ma come vera e propria riflessione nel senso della presenza umana sul pianeta Terra. L’inaudita ferocia con la quale gli elementi naturali hanno colpito gli alberi secolari del giardino-parco della città della Valsugana può diventare il pretesto per riflettere sui concetti di vita, morte, rinascita. In questa prospettiva, la metafora più efficace per trasmettere un messaggio è parsa quella della «crisalide».

La crisalide, ovvero lo stadio che si manifesta nel corso dello sviluppo postembrionale di alcune specie di insetti e che precede lo stadio di adulto, rende bene il concetto di rinascita evocato dal bando di concorso. Il Parco di Levico si trova improvvisamente regredito ad uno stadio «postembrionale» e deve ora tornare ad essere adulto e secolare. Per questo ha bisogno di nuova vita, di nuove energie, di nuova linfa. In poche parole, di una nuova metamorfosi.

Nell’installazione, le ceppaie schiantate a causa dell’uragano, debitamente ripulite e fresate nel fusto per permettere un contatto diretto con la terra, verranno utilizzate come delle crisalidi di legno per proteggere le nuove piante d’alto fusto messe a dimora nell’area. Come spettrali sarcofaghi, le ceppaie da una parte ricorderanno ai fruitori del Parco la violenza di Vaia, dall’altra costudiranno la rinascita della nuova vita delle piante novelle. Il tempo, grande protagonista dell’installazione, muterà costantemente l’opera. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, le ceppaie marciranno e ritorneranno alla natura, lasciando spazio alle nuove piante d’alto fusto oramai diventate adulte.

L’installazione è pensata, allora, come un vero e proprio «bosco delle crisalidi», immaginato nell’area attualmente più vuota e anonima (poiché recente) del parco, ovvero quella accanto alla chiesetta della Madonna del Pézo (area 3). L’opera fungerà da ingresso del Parco e potrà essere un messaggio per tutti i visitatori del Parco ricordando, da una parte la fragilità delle opere umane al cospetto della natura, dall’altra la tracotanza sempre presente nel fare umano che costantemente, fino alla fine dei giorni, lavorerà con tenacia e abnegazione nella costruzione del paesaggio umano sulla terra. Evocando, in questo caso, un cambio di direzione, un inedito patto con la natura, fondato su una convivenza consapevole e rispettosa e capace di promuovere una nuova vivibilità.

dott. arch. Alessandro Franceschini (capogruppo)
dott. arch. Gianluca Nicolini
Collaboratori
dott. arch. Giulia Fontanari
Giulia Segata

Novita’ in edicola: Sentieri Urbani nr. 20

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Sentieri Urbani nr. 20
La città resiliente
a cura di Carlo Gasparrini e Michelangelo Savino

Fotografie di Luca Chistè

Con saggi di:

Massimo Angrilli, Nina Artioli, Claudia Cassatella, Giovanni Caudo, Chiara Certomà, Silvia Cioli, Sergio De Cola, Emanuela De Marco, Luca D’Eusebio Vincenzo Donato, Marco Frey, Patrizia Gabellini, Carolina Giaimo, Carlo Gasparrini, Alessandra Glorialanza, Luca  Imberti, Rocco Lafratta, Elena Marchigiani, Daniel Modigliani, Giuseppe Orlando, Irene Poli, Chiara Ravagnan, Giulio Ruggirello, Eliana Saracino, Michelangelo Savino, Gaia Sgaramella, Anna Terracciano, Carmelo Torre, Luca Trepiedi, Silvia Viviani, Massimo Zupi

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Resilienza è una parola che, seppure con antiche origini latine (resiliens -entis), solo recentemente è entrata a far parte del nostro vocabolario di uso comune e in particolare è utilizzata in alcuni campi specifici del sapere umano. Dall’ingegneria, dove indica la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica, all’informatica, dove invece indica la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati; dalla psicologia, che utilizza il termine per indicare l’attitudine a far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, all’ecologia, dove si dice della possibilità di una materia vivente di «autoripararsi» dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato; addirittura allo sport, dove vengono indicati resilienti gli atleti che hanno la determinazione a persistere nel perseguire gli obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli eventi negativi.

Negli ultimi tempi questo termine è diventato di uso corrente e sta vivendo un momento di rinnovata fortuna, per la sua capacità di interpretare in maniera opportuna le urgenze e definire le sfide del tempo che stiamo attraversando. Anche la disciplina urbanistica, dove le parole hanno la forza di sottendere approcci di studio, indirizzi di ricerca e temi di progetto di grande portata per la collettività, la parola resilienza viene impiegata con sorte favorevole. In questa prospettiva, il concetto si presta a essere un tema chiave della contemporaneità, proprio per la sua capacità di descrivere le potenzialità e i limiti dello spazio in cui viviamo e del ruolo che tecnici e progettisti possono avere nei suoi processi di trasformazione.

Sono stati i recenti eventi catastrofici avvenuti dentro e fuori il nostro Paese (i terremoti, i disastri conseguenti alle alluvioni, i grandi danni causati da rovinosi eventi idrogeologici) a farci capire come, in un tempo caratterizzato da una fortissima instabilità, diretta conseguenza dei grandi cambiamenti climatici in atto sulla Terra, una delle capacità più importanti degli organismi umani – e quindi dei territori urbanizzati e, soprattutto, delle città – sia appunto quella di aumentare il loro grado di adattamento alle mutazioni, che avvengono sempre con maggiore violenza e frequenza. Di qualsiasi natura esse siano, ambientale, economica o sociale. Se capiamo che questi fenomeni derivano essenzialmente dalle mutazioni climatiche che si riscontrano oggi su tutto il pianeta, come ci spiega Karl-Ludwig Schibel nell’intervista di apertura a questo numero di Sentieri Urbani, sappiamo anche che grandi cose possono essere fatte a livello locale, per mitigare quelli che sono gli effetti dettati dalle dinamiche globali. E queste azioni locali, che sono di natura non solo politica, ma anche tecnica, trovano nella pianificazione territoriale l’interlocutore privilegiato e nel progetto urbanistico lo strumento ideale.

Proprio per queste ragioni, negli ultimi anni, anche gli urbanisti hanno lavorato molto su questo tema, a cui sono stati dedicati progetti di ricerca, studi, seminari e conferenze. Ma non altrettanto è stato scritto, segno che si tratta di un argomento completamente nuovo, i cui contorni disciplinari sono ancora tutti da definire. Ecco perché questo numero di Sentieri Urbani ha l’ambizione di essere una prima pietra miliare di questo percorso di consapevolezza e di costruzione scientifica.

In questa monografia, curata da Carlo Gasparrini e Michelangelo Savino, sono raccolte, in forma antologica, alcune significative esperienze legate alla resilienza applicata all’urbanistica e alla pianificazione territoriale. Si tratta di buone pratiche variegate, che è possibile identificare all’interno di alcune categorie nelle quali è stato suddiviso il numero, e che devono essere intese come una prima mappatura delle esperienze e dei progetti realizzati o in via di implementazione nello sfaccettato panorama italiano.

Dopo due saggi di natura teorica, firmati dai curatori del numero, la monografia è essenzialmente costituita da un’approfondita trattazione delle esperienze sul tema in atto in Italia e intitolata «Verso una mappa delle città e dei territori resilienti». Questo parte monografica è a sua volta articolata in tre sezioni: «Questione ambientale e strategie  dattive nelle grandi città», dove vengono affrontati temi legati ai mutamenti climatici e delle loro conseguenze sul funzionamento (e sulla sopravvivenza) delle città di grandi dimensioni; «Esperienza di resilienza nella progettazione e gestione dei beni comuni: acque, suoli, energia, rifiuti, mobilità sostenibile», dove il tema della resilienza è declinato nei suoi fattori essenziali, ognuno visto come un ingranaggio imprescindibile del funzionamento dei territori e dei contesti urbani che intendono sviluppare capacità di adattamento ai mutamenti in atto; e «Soggetti e reti di soggetti economici e sociali per il riciclo urbano e forme di governance innovative», dove sono raccolti saggi legati soprattutto al tema della politica urbanistica e dei soggetti preposti a metterla in atto.

Chiude il numero una breve sezione dedicata a riflessioni di natura disciplinare, che  cercano di interrogarsi sulle caratteristiche scientifiche di questo tema e sulla necessità di un approccio multiforme e integrato, capace di coinvolgere tutte le discipline tradizionalmente legate all’urbanistica: dall’ingegneria all’ecologia, dall’economia alla giurisprudenza, dall’architettura alla progettazione paesistica.

L’auspicio è che questo numero di Sentieri Urbani – che, con questa monografia, festeggia le venti candeline – possa rappresentare al contempo il momento di arrivo di molte ricerche e il punto di partenza per nuovi approfondimenti disciplinari. Nella convinzione che è solo attraverso la condivisione delle idee e mediante la loro costante messa in discussione che l’urbanistica può realmente assolvere alla propria vocazione: ovvero quella essere una «scienza del futuro» – per usare la bella immagine di uno dei padri della disciplina, Giovanni Astengo – capace di costruire scenari di sviluppo per la città e il  territorio, con un chiaro obiettivo: quello di costruire contesti sempre più adatti alla crescita e alla conservazione delle comunità umane.

[dall’editoriale]