L’UTOPIA DI OTHMAR WINKLER

Othmar Winkler è stato un artista capace di incarnare, con grande anticipo sui tempi, l’idea di una Europa priva di confini politici e culturali. Tutta la sua opera – che è il frutto di una sintesi tra la sua origine austriaca e la sua esistenza italiana – è un omaggio al superamento di ogni limite geografico e identitario. In occasione della mostra “Europa”, allestita presso il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese nei mesi scorsi, è stato realizzato un film-documentario, con un presentatore d’eccezione: il teologo-filosofo Marcello Farina. La proiezione di questo documentario sarà l’occasione per riflettere sull’attualità del pensiero di Othmar Winkler, e in particolare sulla sua capacità di anticipare, proprio attraverso l’arte, i grandi cambiamenti politici che hanno interessato l’Europa del Secondo Novecento.

Sala degli affreschi
Biblioteca comunale di Trento
Via Roma, 55
TRENTO

venerdì 30 ottobre 2018
ore 17.00

NOVITA’ IL LIBRERIA: UN PROGETTO PER TRENTO

 

Le città sono oggi chiamate a grandi sfide che andranno a caratterizzare la loro evoluzione nei prossimi decenni. Sfide che anche Trento dovrà accogliere con coraggio e lungimiranza. E che si possono riassumere in cinque grandi temi: la capacità di creare connessioni veloci, il verde come valore paesaggistico, il risparmio di suolo agricolo, la percezione della sicurezza e l’implementazione della città intelligente.

Alessandro Franceschini, Marika Giovannini
Un progetto per Trento. Dalla città conciliare al territorio inclusivo: strategie per l’urbanistica, mappe per la comunità, idee per la politica
© maggio 2018

Edizione
BQE – Bi Quattro Editrice, Trento
Progetto grafico
Studio Bi Quattro, Trento
ISBN 978-88-906169-8-3

Il libro è in distribuzione presso le seguenti librerie di Trento:

Libreria Àncora
Via Santa Croce, 35
0461 274444

Libreria Einaudi Electa
Piazza Mostra, 8
0461 239838

Libreria Cartoleria Benigni
via R. Belenzani, 8
0461 980293

Libreria Mondadori
Via S. Pietro, 19
0461 263828

Libreria il Papiro
Via Giuseppe Grazioli, 37
0461 236671

 

UCT508: LA LEZIONE DEGLI ALPINI

L’esempio di Cesare Battisti

L’arrivo a Trento di cinquecentomila penne nere non rappresenta solo una festa spensierata per gli Alpini e per la città, ma può diventare una preziosa occasione per riflettere sul ruolo svolto – nella crescita e nell’emancipazione culturale del Trentino – da Cesare Battisti, intellettuale e politico socialista vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e, per l’appunto, Maggiore degli Alpini, indossando la cui divisa fu arrestato dai soldati dell’Imperial-Regio Esercito austriaco e assassinato sulla forca del Castello del Buon Consiglio, nella tragica giornata del 12 luglio 1916.

Continue reading

UCT507: MEGLIO BIOLOGICO

uct507

Una scelta di campo

Per decenni siamo stati persuasi che il Trentino potesse competere anche sui grandi  Numeri: lo abbiamo fatto col turismo, cercando di trasformare i piccoli borghi delle nostre valli in tante minuscole «Cortine d’Ampezzo», avulse dalla nostra tradizione. E abbiamo cercato di farlo anche con l’agricoltura, provando ad innestare processi industriali e monoculturali su un tessuto rurale. Ora che i margini di sostegno economico della Provincia autonoma di Trento si sono ampiamente ridotti e adesso che la lotta sul mercato globale sta diventando sempre più aggressiva, i nodi sembrano arrivare al pettine, sia nell’uno che nell’altro settore.

Il Trentino è un minuscolo territorio, praticamente invisibile a scala planetaria. Un piccolo punto sulla carta geografica che non può tenere testa con i grandi competitor internazionali. Per una mera questione di numeri. Il solo campo sul quale possiamo giocare un qualche tipo di partita è quello dell’originalità, della «nicchia», come si sul dire, dell’autenticità. Se sapremo attivare questo tipo di proposta, nell’agricoltura, come nel turismo, come in qualsiasi comparto economico, potremo avere qualche speranza di essere notati e quindi di diventare interessanti e ricercati dal resto del mondo.

Questo numero di «Uomo, Città, Territorio» vuole parlare di una di queste potenziali nicchie, ovvero quella dell’agricoltura biologica. Ma non in maniera ideologica: lo facciamo non solo perché siamo convinti che l’agricoltura biologica rappresenti un approccio interessantissimo per ricostruire un equilibrio con il nostro ambiente, ma soprattutto perché crediamo che dentro questo tipo di agricoltura – e dei suoi derivati – possa nascondersi un interessante mercato economico, capace di produrre ricchezze per la nostra comunità. Una scelta che si proporrà sempre più come una inevitabile scelta di campo, per un territorio sempre più autentico e originale. Per un Trentino, in altre parole, sempre più competitivo.

Elogio della bicicletta

uct-504

Economica, ecologica, energeticamente efficiente, salutare, silenziosa, non ingombrante.  La bicicletta, inventata duecento anni fa per rendere più veloci gli spostamenti degli umani fino al allora aiutati solo dalla trazione animale del cavallo, appare oggi in tutta la sua modernità. Con la sua umile caparbietà la due ruote è riuscita ad avere la meglio sui grandi colossi della mobilità urbana, come l’automobile e il trasporto ferroviario su sede propria. Capace di mettere assieme efficienza e velocità, la bici sta innestando una vera e propria nuova rivoluzione, perché in grado di interpretare le esigenze delle città contemporanee, sempre più interconnesse ma anche sempre più urbanisticamente frammentate.

Pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere, il 21 dicembre scorso, il Senato ha approvato un’importante a legge per la mobilità ciclistica che punta all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per l’uso quotidiano e per i viaggi turistici e ricreativi in bicicletta. L’iniziativa legislativa prevede, tra le altre cose, il «Piano Generale della mobilità ciclistica», la costituzione della rete ciclabile nazionale, i piani regionali ed il biciplan da parte dei comuni, definisce la rete cicloviaria, incluse le strade senza traffico ed a basso traffico su cui pedalare. Un cambio radicale di paradigma – dopo anni di discussioni intorno alle grandi infrastrutture urbane – che fa capire come la due ruote sia finalmente diventata «una priorità per le città», citando le parole del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.

Nella città di Trento, il tema non ha mai suscitato grandi entusiasmi. Complice la particolare morfologia del capoluogo che, occupando gran parte della zona collinare, ha sempre reso proibitiva la connessione casa-lavoro, le percentuali di chi si sposta in bici non regge il confronto con la grandi città europee e nemmeno con la vicina città di Bolzano, dove il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta. L’avvento della pedalata assistita rende, tuttavia, questa difficoltà un problema sorpassato: grazie alla tecnologia elettrica applicata alla propulsione muscolare, tutte le città stanno perdendo le loro caratteristiche morfologiche, diventando «piatte», ovvero percorribili in bicicletta. Ecco perché sempre più persone si stanno muovendo su due ruote ed ecco perché serve urgentemente un serio ragionamento dell’amministrazione comunale di Trento in questa direzione, facendo diventare la mobilità lenta non più una cenerentola delle politiche urbane ma la vera protagonista della mobilità del futuro.

Al tema della due ruote è dedicato il numero 505 di Uomo Città Territorio, disponibile nelle edicole del Trentino.

IL CORSIVO: GUARDARE ALLA MOBILITA’ URBANA CON “OCCHIALI” NUOVI

wispereasy

Il tema del collegamento tra il centro del capoluogo trentino e la sua collina, argomento urbanistico tanto urgente quanto annoso, sembra costantemente ben lontano dall’essere risolto. Da metà degli anni Novanta del secolo scorso la discussione su questo importante nodo infrastrutturale ruota attorno ad una soluzione progettuale precisa: ovvero l’idea di creare un asse di trasporto rapido e meccanizzato dal fondovalle al centro del sobborgo di Povo, per rispondere alla grande richiesta di connessione della comunità locale e dei centri di ricerca lì insediati che, ogni giorno, muovono migliaia di persone da, e per, il fondovalle. In questi vent’anni, il progetto non è mai diventato realtà perché dotato di un vizio di sostanza che ne inficia l’efficacia. La funicolare viene considerata portatrice di soluzioni che non può neanche lontanamente pensare di poter dare: il trasporto a fune, infatti, offre risposte “puntuali” di mobilità ad una domanda che è invece, per sua stessa vocazione territoriale, “diffusa”.

La collina di Povo è uno spazio urbanisticamente particolare, fin dalle sue origini. In anni recenti la conformazione morfologica e sociale di questo sobborgo è profondamente mutata: da una parte c’è una popolazione residente di circa seimila persone, gran parte delle quali gravitanti, per lavoro o per studio, sul capoluogo. Dall’altra c’è la presenza di un importante centro di ricerca, non solo per la qualità dell’attività didattica e scientifica ma per le sue stesse dimensioni, capaci di attrarre migliaia di utenti, tra studenti, docenti e ricercatori. Un contenitore dalle dimensioni urbane, collocato all’interno di un tessuto residenziale diffuso, tipicamente rurale. Oggi, i flussi di traffico hanno così un andamento bi-direzionale: non solo dalla collina verso la città, ma anche al contrario, grazie ad un imponente movimento di persone e di cose che ogni mattina raggiungono – e devono raggiungere in tempi ragionevoli – la collina, e che ogni sera tornano in città.

Fino ad ora, le proposte sul tavolo per facilitare questi flussi non offrono una soluzione convincente. Il tema non è tanto quello dei costi, peraltro assai significativi. E nemmeno quello della complessità di realizzazione, dovendo l’asse infrastrutturale superare tessuti urbani consolidati e proprietà private. Né, infine, quello della performance dell’infrastruttura, la cui tecnologia è stata già testata in molte parti del mondo. La questione dirimente è quella della sua stessa efficacia, alla luce del modello insediativo che caratterizza collina e fondovalle: un tessuto policentrico, frammentato, diffuso sul territorio, tutt’altro che compatto. E forse è anche per questo che il dibattito, nel corso degli anni, si è aggrovigliato su se stesso, paralizzando i decisori politici. Perché il rischio di prendere oggi una decisione che tra dieci anni possa rivelarsi obsoleta, fuori scala o inefficace è tutt’altro che infondato.

Se proviamo, invece, a cambiare gli “occhiali” con il quale siamo soliti guardare al tema della mobilità, è possibile trovare lo spazio per altre soluzioni, sicuramente meno costose e probabilmente più adeguate. A partire da tre questioni che stanno fortemente emergendo in questi ultimi anni e che cambieranno radicalmente le caratteristiche della mobilità urbana. La prima è la grande innovazione che sta investendo il settore dell’automobile: l’auto intelligente che guida da sola è già una realtà e nei prossimi anni avrà una notevole diffusione. Questo significa che il mezzo automobilistico individuale diventerà sempre meno una necessità, in virtù di una condivisione del mezzo di trasporto. Il secondo tema, strettamente legato al precedente, è quello dell’economia della condivisione, resa sempre più impellente dal costo del mezzo privato, dalla riduzione della capacità di spesa delle famiglie e dalla rete di Internet.

La terza opportunità è quella sicuramente più interessante per l’argomento di cui stiamo parlando: la tecnologia, infatti, sta compiendo una sorta di rivoluzione morfologica dell’assetto delle città. Grazie alla bicicletta elettrica, entrata prepotentemente nell’uso quotidiano di molte persone, le città stanno progressivamente diventando “piatte”, e le parti collinari, dal punto di vista percettivo, non esistono più. Abbiamo sempre dato la colpa della scarsa diffusione della biciletta nel nostro capoluogo al fatto che, giustamente, sia faticoso pedalare in salita. Ma la “e-bike” elimina questo problema, rendendo accessibili gran parte dei dislivelli a chiunque. A questo, infine, si aggiungono altre novità, soprattutto metereologiche: nevica solo eccezionalmente, piove sempre meno, il clima è sempre più secco, gli inverni sempre più miti.

Guardando fuori dal nostro orticello, il mondo sta andando proprio in questa direzione. Per non citare Bolzano, città in cui il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta, basti pensare a Milano, dove, quest’estate, sono entrate in servizio dodicimila bicilette per il pubblico. Un nuovo servizio di bike sharing a flusso libero, totalmente automatizzato basato su un’App gratuita per telefoni cellulariche consente all’utente di visualizzare le bici disponibili (dotate di gps), prenotarle, sbloccarle a inizio utilizzo e bloccarle al termine. Con costi competitivi rispetto al tradizionale mezzo pubblico. Un applicazione reale e concreta di quello che significa essere veramente una smart city. Molti indicatori e alcune esperienze d’avanguardia, insomma, rivelano come siamo all’alba di una cambio epocale del sistema della mobilità che renderà velocemente superati i vecchi modelli “otto-novecenteschi” di connessione fatti di ferro, ruote e cavi.

In questa prospettiva non appare così stravagante immaginare, di qui a pochissimo, un flusso di allegre biciclette elettriche recarsi, ogni giorno, su e giù dalla collina, con in sella non solo tanti studenti – notoriamente sensibili alle modalità di trasporto ecologiche – ma anche docenti, ricercatori e pendolari. Le distanze, infatti, sono risibili: poco più di tre chilometri separano piazza Dante da piazza Manci, il cuore di Povo; circa dieci minuti il tempo di percorrenza con una bicicletta elettrica. Questa visione potrebbe anche essere un modo intelligente per valorizzare i tracciati storici di collegamento tra collina e città, oggi purtroppo in disuso: percorsi diretti e caratterizzati da una pendenza “dolce”, vere e proprie piste ciclabili ante litteram. A quel punto l’unico vero problema potrebbe esser rappresentato dal salto altimetrico di Mesiano. Ma si tratta di una questione facilmente superabile da un sistema di ciclo-pedonalizzazione assistita (una scala mobile) tra la “busa” e il Dipartimento di Ingegneria. Una soluzione che i più attenti osservatori in tema di mobilità propongo, peraltro, già da diverso tempo.

Pubblicato sull’Adige del 29 novembre 2017