IL CORSIVO: GUARDARE ALLA MOBILITA’ URBANA CON “OCCHIALI” NUOVI

wispereasy

Il tema del collegamento tra il centro del capoluogo trentino e la sua collina, argomento urbanistico tanto urgente quanto annoso, sembra costantemente ben lontano dall’essere risolto. Da metà degli anni Novanta del secolo scorso la discussione su questo importante nodo infrastrutturale ruota attorno ad una soluzione progettuale precisa: ovvero l’idea di creare un asse di trasporto rapido e meccanizzato dal fondovalle al centro del sobborgo di Povo, per rispondere alla grande richiesta di connessione della comunità locale e dei centri di ricerca lì insediati che, ogni giorno, muovono migliaia di persone da, e per, il fondovalle. In questi vent’anni, il progetto non è mai diventato realtà perché dotato di un vizio di sostanza che ne inficia l’efficacia. La funicolare viene considerata portatrice di soluzioni che non può neanche lontanamente pensare di poter dare: il trasporto a fune, infatti, offre risposte “puntuali” di mobilità ad una domanda che è invece, per sua stessa vocazione territoriale, “diffusa”.

La collina di Povo è uno spazio urbanisticamente particolare, fin dalle sue origini. In anni recenti la conformazione morfologica e sociale di questo sobborgo è profondamente mutata: da una parte c’è una popolazione residente di circa seimila persone, gran parte delle quali gravitanti, per lavoro o per studio, sul capoluogo. Dall’altra c’è la presenza di un importante centro di ricerca, non solo per la qualità dell’attività didattica e scientifica ma per le sue stesse dimensioni, capaci di attrarre migliaia di utenti, tra studenti, docenti e ricercatori. Un contenitore dalle dimensioni urbane, collocato all’interno di un tessuto residenziale diffuso, tipicamente rurale. Oggi, i flussi di traffico hanno così un andamento bi-direzionale: non solo dalla collina verso la città, ma anche al contrario, grazie ad un imponente movimento di persone e di cose che ogni mattina raggiungono – e devono raggiungere in tempi ragionevoli – la collina, e che ogni sera tornano in città.

Fino ad ora, le proposte sul tavolo per facilitare questi flussi non offrono una soluzione convincente. Il tema non è tanto quello dei costi, peraltro assai significativi. E nemmeno quello della complessità di realizzazione, dovendo l’asse infrastrutturale superare tessuti urbani consolidati e proprietà private. Né, infine, quello della performance dell’infrastruttura, la cui tecnologia è stata già testata in molte parti del mondo. La questione dirimente è quella della sua stessa efficacia, alla luce del modello insediativo che caratterizza collina e fondovalle: un tessuto policentrico, frammentato, diffuso sul territorio, tutt’altro che compatto. E forse è anche per questo che il dibattito, nel corso degli anni, si è aggrovigliato su se stesso, paralizzando i decisori politici. Perché il rischio di prendere oggi una decisione che tra dieci anni possa rivelarsi obsoleta, fuori scala o inefficace è tutt’altro che infondato.

Se proviamo, invece, a cambiare gli “occhiali” con il quale siamo soliti guardare al tema della mobilità, è possibile trovare lo spazio per altre soluzioni, sicuramente meno costose e probabilmente più adeguate. A partire da tre questioni che stanno fortemente emergendo in questi ultimi anni e che cambieranno radicalmente le caratteristiche della mobilità urbana. La prima è la grande innovazione che sta investendo il settore dell’automobile: l’auto intelligente che guida da sola è già una realtà e nei prossimi anni avrà una notevole diffusione. Questo significa che il mezzo automobilistico individuale diventerà sempre meno una necessità, in virtù di una condivisione del mezzo di trasporto. Il secondo tema, strettamente legato al precedente, è quello dell’economia della condivisione, resa sempre più impellente dal costo del mezzo privato, dalla riduzione della capacità di spesa delle famiglie e dalla rete di Internet.

La terza opportunità è quella sicuramente più interessante per l’argomento di cui stiamo parlando: la tecnologia, infatti, sta compiendo una sorta di rivoluzione morfologica dell’assetto delle città. Grazie alla bicicletta elettrica, entrata prepotentemente nell’uso quotidiano di molte persone, le città stanno progressivamente diventando “piatte”, e le parti collinari, dal punto di vista percettivo, non esistono più. Abbiamo sempre dato la colpa della scarsa diffusione della biciletta nel nostro capoluogo al fatto che, giustamente, sia faticoso pedalare in salita. Ma la “e-bike” elimina questo problema, rendendo accessibili gran parte dei dislivelli a chiunque. A questo, infine, si aggiungono altre novità, soprattutto metereologiche: nevica solo eccezionalmente, piove sempre meno, il clima è sempre più secco, gli inverni sempre più miti.

Guardando fuori dal nostro orticello, il mondo sta andando proprio in questa direzione. Per non citare Bolzano, città in cui il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta, basti pensare a Milano, dove, quest’estate, sono entrate in servizio dodicimila bicilette per il pubblico. Un nuovo servizio di bike sharing a flusso libero, totalmente automatizzato basato su un’App gratuita per telefoni cellulariche consente all’utente di visualizzare le bici disponibili (dotate di gps), prenotarle, sbloccarle a inizio utilizzo e bloccarle al termine. Con costi competitivi rispetto al tradizionale mezzo pubblico. Un applicazione reale e concreta di quello che significa essere veramente una smart city. Molti indicatori e alcune esperienze d’avanguardia, insomma, rivelano come siamo all’alba di una cambio epocale del sistema della mobilità che renderà velocemente superati i vecchi modelli “otto-novecenteschi” di connessione fatti di ferro, ruote e cavi.

In questa prospettiva non appare così stravagante immaginare, di qui a pochissimo, un flusso di allegre biciclette elettriche recarsi, ogni giorno, su e giù dalla collina, con in sella non solo tanti studenti – notoriamente sensibili alle modalità di trasporto ecologiche – ma anche docenti, ricercatori e pendolari. Le distanze, infatti, sono risibili: poco più di tre chilometri separano piazza Dante da piazza Manci, il cuore di Povo; circa dieci minuti il tempo di percorrenza con una bicicletta elettrica. Questa visione potrebbe anche essere un modo intelligente per valorizzare i tracciati storici di collegamento tra collina e città, oggi purtroppo in disuso: percorsi diretti e caratterizzati da una pendenza “dolce”, vere e proprie piste ciclabili ante litteram. A quel punto l’unico vero problema potrebbe esser rappresentato dal salto altimetrico di Mesiano. Ma si tratta di una questione facilmente superabile da un sistema di ciclo-pedonalizzazione assistita (una scala mobile) tra la “busa” e il Dipartimento di Ingegneria. Una soluzione che i più attenti osservatori in tema di mobilità propongo, peraltro, già da diverso tempo.

Pubblicato sull’Adige del 29 novembre 2017 

L’IDEA: CENTOMILA TULIPANI PER LA SLOI

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Attualmente lo spazio sul quale insisteva la vecchia fabbrica di piombo tetraetile della Sloi si configura come una desolata spianata, completamente abbandonata e senza elementi identitari, eccezion fatta per la presenza del vecchio reattore e della torre piezometrica dell’acqua “a fungo”, uniche testimonianze dell’importante passato industriale della zona.

Le incognite sul futuro di quest’area sono molte, a partire dal complesso tema ambientale legato al disinquinamento dell’area; ma non è il solo: ci sono anche elementi di incertezza sulla vocazione urbanistica che potrà avere in futuro quest’area – che sarà al centro delle riflessioni del nuovo Prg di Trento – e sulla possibilità di reperire le ingenti risorse economiche necessarie per la sua riqualificazione.

In questo contesto, l’ipotesi che quella spianata rimanga ancora tale per molti anni appare tutt’altro che infondata. L’immagine di quel grande cratere senza concrete ipotesi di riconfigurazione, potrebbe essere un elemento di degrado paesaggistico per l’intera città di Trento, che – nonostante siano passati quasi quarant’anni dalla chiusura dello stabilimento che produceva miscele antidetonanti per benzine – non è ancora decisa su come poterlo trasformare.

Nell’attesa che i tempi migliorino – sia in termini economici che strategico-progettuali – potrebbe essere interessante utilizzare l’area per fruizioni temporanee, naturalmente quelle che possano garantire anche la sicurezza dei fruitori. Nella periferia di Milano, ad esempio, è in corso una progettazione interessante che potrebbe essere mutuata nella nostra città: il mese prossimo, infatti, inaugurerà il primo “u-pick” – letteralmente “tu raccogli” – d’Italia, secondo una formula che all’estero ha avuto molto successo.

In pratica si tratta di un campo fiorito piantato con 250mila bulbi – di 183 diverse varietà – di tulipani dove i visitatori possono scegliere e raccogliere i fiori, armati di cestini, direttamente dalla terra. Il campo – ideato da una giovane coppia di olandesi, Edwin Koeman e Nitsuhe Wolanios – aprirà per circa un mese, tra metà marzo e metà aprile, periodo in cui la fioritura delle piantine raggiungerà il pieno compimento.

La formula è molto semplice: i visitatori potranno entrare nel giardino – con un piccolo contributo di qualche euro – e cogliere loro stessi i fiori che desiderano, scattare foto in mezzo a questo vortice scenografico di colori o passare qualche ora di relax immersi nella natura e nel profumo dolce e intenso di questi fiori.

Ecco che la piana dove sorgeva la Sloi (nella foto in alto, un’ipotesi di configurazione) potrebbe trasformarsi, per alcuni mesi all’anno, in uno straordinario e caleidoscopico insieme di colori, aperto alla cittadinanza, e destinato a rendere più bello tutto il desolato (e desolante) paesaggio di via Maccani. Allo stesso tempo, la spianata colorata potrebbe essere una sorta di cornice, capace di far meglio risaltare le forme delle rovine industriali ancora presenti nell’area.

Con una visione doppiamente romantica: in senso sentimentale, perché non c’è nulla di più romantico di una distesa di tulipani colorati; e in senso filosofico, perché le rovine architettoniche – anche quando sono industriali – hanno in se qualcosa di straordinariamente romantico che rimanda al tema dell’infinita lotta tra l’uomo e la natura.

 

Novita’ in edicola: UCT489 – trento, quale piano urbanistico?

UCT_489

Il numero 489 della rivista Uomo Città Territorio affronta il tema del Nuovo Prg della città di Trento, dando la parola agli esperti della pianificazione territoriale.
Con interviste a Ezio Micelli, Mosè Ricci, Giulio Ruggirello, Pino Scaglione, Bruno Zanon.
Con articoli di Alessandro Franceschini, Gianluca Nicolini, Beppo Toffolon, Vittoriano Uez.

In tutte le edicole del Trentino.
www.uct.tn.it

 

Trento: un disegno per Piedicastello / 2

Piedicastello - logo

Il 19 febbraio Italia Nostra e il Comitato per Piedicastello hanno invitato cittadini, progettisti, pianificatori e amanti della città a produrre “un disegno che predisponga il terreno”. Cioè uno schema per ordinare questa importante parte della nostra città. Non solo per le esigenze di oggi – che già variano di giorno in giorno – ma anche per quelle future: un disegno per tracciare i segni permanenti all’interno dei quali disporre le attività e organizzare i bisogni – forse imprevedibili – che emergeranno. Ora è tempo di mostrare le proposte pervenute, per capire cosa esprimono, cosa propongono, in che modo possono aiutarci a delineare scenari futuri, a scegliere in che modo procedere.

L’incontro è promosso da: Italia Nostra, Comitato per Piedicastello.

Partecipano:

Beppo Toffolon | Presidente di Italia Nostra sezione trentina
Paolo Biasioli |Assessore all’urbanistica del Comune di Trento
Alessandro Franceschini | Vicepresidente dell’Ordine degli architetti PPC
William Belli | moderatore

Venerdì 6 maggio – ore 20.30
Piedicastello, Sala riunioni di via Verruca

L’EVENTO: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “TRENTO CITY FAIR”

vista da Muse

UN POLO ESPOSITIVOPER TRENTO
Uno dei temi cruciali nella riconfigurazione urbanistica di Trento è quello della ricollocazione del polo fieristico, costretto ad abbandonare l’attuale sede presso le ex aziende agrarie. Si tratta di un’occasione importante per ripensare una funzione chiave per il futuro del capoluogo trentino, che dovrà avere la capacità di essere un «pezzo di città» autentico, ancorato alla sua vocazione e in grado di dialogare con il resto del tessuto urbano.
Allo scopo di fornire elementi di discussione su questa importante partita urbanistica, i tecnici di QUADROSTUDIO propongono agli amministratori, agli operatori economici e ai cittadini di Trento un incontro durante il quale verrà presentata un’inedita proposta progettuale urbanistico-architettonica che mira a creare un polo fieristico moderno e originale, collocato dentro il centro cittadino.

TRENTO CITY FAIR
Una proposta per un polo fieristico nel capoluogo

Presenteranno il progetto
Arch. Alessandro Franceschini
Ing. Giulio Ruggirello

Arch. Alessia Castelluzzo
Arch. Chiara Castelluzzo
Ing. Gaia Sgaramella

Muse – Museo delle Scienze del Trentino
Aula della sala espositiva (piano terra)

Venerdì 8 aprile ad ore 18.00

Tutti gli interessati sono invitati a partecipare
Informazioni: info@quadrostudio.net

 

L’EVENTO: PROSSIMA FERMATA FUTURA TRENTO

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A5_2QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI UNA SMART CITY?

Futura Trento propone un percorso in per scoprirlo insieme 22 tappe. Un tema per ognuna delle linee del servizio pubblico urbano. Un modo diverso per incontrarsi, condividere conoscenze, ragionare insieme del futuro della città.

Martedì 12 aprile nella fascia oraria  15.00-16.00 Alessandro Franceschini affronterà il tema delle #PERIFERIE.

Appuntamento 15 minuti prima della partenza sotto l’orologio della stazione dei treni in Piazza Dante.

www.futuratrento.it

A Buongiorno da RTTR si parla di urbanistica

 

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Giovedì 25 febbraio Alessandro Franceschini è stato ospite di “Buongiorno da RTTR”, condotto da Paola Siano, dove si è parlato di città, di progetto urbano e dell’imminente revisione del PRG di Trento annunciato dall’amministrazione comunale del capoluogo trentino.

GUARDA LA PUNTATA
http://www.radioetv.it/rttr/programmi/item/93-buongiorno-da-rttr#monitor

 

 

 

L’evento: Trento: quali temi per la nuova pianificazione?

Temi

Trento: quali temi per la nuova pianificazione?
Le Gallerie di Piedicastello (Trento)
11/18/25 febbraio 2016

Quale idea di città?
In occasione dell’esposizione fotografica di Luca Chistè dedicata al quartiere Le Albere di Trento, il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento organizza tre incontri di approfondimento e di discussione sul futuro del capoluogo trentino. La città di Trento, infatti, si sta avviando verso un’importante fase di pianificazione, grazie all’imminente revisione del piano regolatore generale. I temi che possono essere elaborati in prospettiva del nuovo strumento urbanistico sono molti e urgenti: da un moderno sistema della mobilità alla nuova dimensione del verde, fino alla rigenerazione delle aree abbandonate o da riqualificare.

Tre incontri per tre temi
L’obiettivo degli incontri è quello di stimolare il dibattito sul futuro del capoluogo. Interverranno amministratori, docenti universitari, funzionari, liberi professionisti ai quali sarà chiesto di fornire stimoli e indicazioni per pensare al nuovo strumento urbanistico in maniera corale, portando un contributo per delineare un’idea della Trento del futuro. Gli incontri saranno condotti da Alessandro Franceschini e introdotti da un video curato da Gianluca Nicolini. Durante il primo incontro presenteranno l’evento la presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento Susanna Serafini e il sindaco di Trento Alessandro Andreatta.


IL SERVIZIO ANDATO IN ONDA SU RTTR

Verso una nuova mobilità urbana
Giovedì 11 febbraio 2016, ore 18.00
Una città moderna deve esserlo prima di tutto nella gestione della mobilità urbana, sia essa veicolare che ciclo-pedonale. Nel caso specifico della città di Trento, la sfida è oggi più che mai aperta, a causa della crescita, nelle aree suburbane, di grandi attrattori di traffico (il polo universitario sulla collina, il futuro nuovo ospedale a Trento sud…) che obbligano a riflettere seriamente sul tipo di mobilità di cui la città si deve dotare. Quali sono le sfide in tema di trasporti che la città di Trento deve affrontare? Quali le dinamiche sovracomunali che interesseranno il capoluogo? In che maniera collina e fondovalle possono dialogare? Quali sono i sistemi di mobilità che possono essere adottati per rendere la città interconnessa e moderna?
Ne discutono
Ing. Marco Cattani | Trentino Trasporti S.p.a.
Ing. Helmuth Moroder | Libero professionista
Ing. Giulio Ruggirello | Libero professionista
Arch. Giuliano Stelzer | Comune di Trento
Intervengono
Assessore Italo Gilmozzi | Comune di Trento
Assessore Mauro Gilmozzi | Provincia autonoma di Trento

Trento, una città-paesaggio?
Giovedì 18 febbraio 2016, ore 18.00  
Un tema “negletto” – con il quale la pianificazione del capoluogo trentino non si è mai confrontata con la necessaria serietà – è quello della pianificazione del verde, sia esso agricolo che ludico-naturale. Eppure, per una città alpina fortemente inserita in un contesto di pregio ambientale come Trento, si tratta di un tema di grande attualità che deve entrare con forza dentro i programmi di pianificazione contemplabili nel nuovo Prg. In che maniera tessuto urbano e tessuto ambientale si possono intrecciare ed arricchire reciprocamente? Quali sono le sfide che il nuovo piano urbanistico dovrà affrontare?         Ne discutono
Dott. Tiziano Brunialti | Comune di Trento
Prof. Giuseppe Scaglione | Università di Trento
Arch. Giorgio Tecilla | Osservatorio del Paesaggio PAT
Arch. Beppo Toffolon | Italia Nostra
Intervengono
Assessore Roberto Stanchina | Comune di Trento
Dirigente Fabrizio Dagostin | Servizio Agricoltura della PAT

Riciclare il centro storico, rigenerare le periferie
Giovedì 25 febbraio 2016, ore 18.00
Grazie anche alla nuova legge urbanistica, adottata dalla Provincia autonoma di Trento nell’agosto 2015, il Trentino si sta avviando verso l’obiettivo “consumo di suolo zero”. Questo significa intervenire sull’esistente, attivando serie politiche di rigenerazione, riqualificazione e riciclo di strutture esistenti, dismesse oppure in grave stato di conservazione. Ma quali sono gli strumenti che possono essere utilizzati per un serio lavoro di ricostruzione del tessuto urbano? Quale disegno può essere attuato in questi comparti edilizi? Quali sono le modalità attraverso le quali può avvenire questa trasformazione?
Ne discutono
Arch. Pietro Degiampietro | Ordine degli Architetti PPC
Prof. Ezio Micelli | Università IUAV di Venezia
Prof. Mosè Ricci | Università di Trento
Prof. Bruno Zanon | Università di Trento
Intervengono
Assessore Paolo Biasioli | Comune di Trento
Assessore Carlo Daldoss | Provincia autonoma di Trento

 

A cura del
Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Trento
Commissione Urbanistica e Paesaggio
Coordinamento scientific0
Pietro Degiampietro
Alessandro Franceschini

In collaborazione con
Fondazione Museo Storico del Trentino
Coordinamento organizzativo
Roberta Tait

Supporto video
a cura di Gianluca Nicolini

Iniziativa parallela all’esposizione
Il quartiere Le Albere a Trento.
Architettura e spazi urbani
Immagini di Luca Chistè
www.quartierelealbere.eu
© 2016

Una nuova politica urbanistica per Trento

trento

Tra le sfide che il “governo” della città capoluogo del Trentino sarà invitato da affrontare nella prossima consiliatura, il progetto urbanistico della città di Trento – inteso come quell’insieme di azioni e pratiche progettuali messe in campo per rendere un territorio più moderno, sostenibile e competitivo – rappresenta una delle priorità politiche. Dal punto di vista della pianificazione territoriale, infatti, il capoluogo trentino sta vivendo una fase di incertezza, dovuta prevalentemente al progressivo tramonto delle visioni urbanistiche contenute nella variante al Piano regolatore generale firmata da Joan Busquets. Archiviato il tema dell’interramento della ferrovia (troppo costoso), dimenticata la suggestione di “riavvicinare” il fiume alla città (oramai, troppo irrimediabilmente lontano), svuotata la possibilità di costruire nuovi corridoi ecologici (troppa la frammentazione proprietaria), abbandonata l’idea di un riordino dei principali accessi infrastrutturali (troppo onerosa), la città di Trento si è trovata orfana di quell’“idea di sviluppo” che aveva catalizzato e reso vivido, nell’opinione pubblica, il dibattito sul futuro del capoluogo trentino.

Eppure, il governo del territorio ha sempre rappresentato una delle priorità di chi svolge l’attività di amministratore della cosa pubblica. Questo è vero soprattutto nella contemporaneità dove le città devono avere la forza di adeguarsi continuamente, nella propria struttura urbana, ai grandi cambiamenti in atto, pena il rischio di una progressiva marginalità culturale, economica e sociale. Le città, infatti, possono essere il motore di un progetto di costruzione socio-culturale di una comunità, oppure possono essere delle “fabbriche” di disuguaglianze, luoghi-simbolo dell’inciviltà e dell’invivibilità, vere e proprie “enclave” di insicurezze e di ingiustizie. Proprio per queste ragioni è fondamentale che sindaco, giunta e consiglio comunale mettano all’ordine del giorno una nuova visione per la città, affrontando con decisione e senza reticenze il tema della trasformazione urbanistica del capoluogo, lavorando prioritariamente su tre linee strategiche. Vediamole brevemente.

La prima linea strategica deve essere orientata a sviluppare e realizzare il tema della «rigenerazione urbana». Per fare questo, è necessario anzitutto cambiare la prospettiva con cui solitamente si guarda al concetto di sviluppo e di crescita delle città. Occorre archiviare definitivamente l’idea che le città possano crescere all’infinito e che il settore edilizio possa esistere solamente nell’edificazione di nuove volumetrie. Invece, anche dentro la città di Trento e dentro i suoi sobborghi, esiste una ghiotta quantità di occasioni di rigenerazione urbana che deve diventare una delle priorità d’intervento: c’è un improcrastinabile bisogno di mettere mano al patrimonio edilizio degradato e alla riconversione d’uso di quello sottoutilizzato o addirittura inutilizzato, che può aprire occasioni urbanistiche ed economiche di grande importanza.

La seconda linea strategica è quella del controllo dell’espansione edilizia attraverso una «valorizzazione del territorio periurbano» a nord e a sud del capoluogo. Per molti decenni si è pensato che le aree agricole ai confini con la città non potessero esser altro che una sorta di “riserva” di lotti edificabili. Questo ha portato i bordi urbani a diventare progressivamente dei luoghi marginali privi d’identità e spesso lasciati in completo abbandono. In realtà, queste frange rappresentano una importantissima cintura verde, capace di fare “resistenza” alla dispersione edilizia. Ma non solo. L’agricoltura di prossimità, in una visione moderna dell’organismo urbano, necessariamente caratterizzato dalla “filiera corta”, deve diventare un tassello fondamentale del ciclo della nutrizione della città: un presidio territoriale, animato dalle comunità locali, capace di essere limite invalicabile alla speculazione edilizia, orientato a soddisfare il bisogno alimentare dell’organismo urbano.

L’ultimo grande contenitore tematico è quello della «mobilità». L’amministrazione comunale ha lavorato molto su questo tema, fornendo soluzioni in parte efficaci, spesso costruite sull’ottimizzazione del sistema preesistente. Tuttavia, se la città di Trento vuole perseguire fino in fondo la sua nuova vocazione di città universitaria e di centro turistico, è necessario un salto di qualità anche in questa direzione. Oggi più che mai risulta evidente come la mobilità privata debba essere radicalmente ripensata in rapporto al potenziamento e all’estensione del trasporto privato. Il grande nodo del collegamento con la collina est della città e del rafforzamento reale dell’asse nord-sud rappresentano delle priorità assolute della prossima consiliatura, alle quali la nuova amministrazione dovrà dedicare un adeguato sostegno, anche in termini di risorse economiche.

Naturalmente questi tre grandi “contenitori” devono poter essere sviluppati nel dettaglio, all’interno di adeguati progetti operativi capaci, a loro volta, d’integrarsi reciprocamente e di fornire quegli elementi che possono dare sostanza e fattibilità (anche economica) ad un’idea progettuale. Per fare questo è necessario dotarsi di adeguati strumenti urbanistici in grado di lavorare in maniera strategica e capaci d’integrare istanze urbanistiche, con priorità sociali ed economiche. Per questa ragione, la nuova amministrazione comunale della città di Trento dovrebbe lavorare, già dal giorno dopo il proprio insediamento, all’implementazione di un «masterplan» per il capoluogo, il più possibile partecipato e collettivo, sulla scorta delle tante esperienze positive recentemente maturate in molte città italiane. Un masterplan per la città di Trento potrà diventare, così, un’efficace sintesi progettuale alle tante domande che cittadini, imprenditori, agricoltori, progettisti, categorie economiche, turisti pongono a chi li sta amministrando. Domande che oggi pretendono, inderogabilmente, una risposta puntuale, adeguata e, soprattutto, concreta.

(pubblicato sull’Adige del 4 maggio 2015)

Novita’ in libreria: “Dal Belvedere”

Dal Belvedere

Alessandro Franceschini, Paolo Sandri, ”Dal Belvedere” (BQE Editrice, 2013, 29 euro).

Disponibile nelle migliori librerie.

 

 

 

L’uomo vive immerso nel suo ambiente esistenziale. Un’immersione totale e totalizzante che rappresenta, assieme al linguaggio, uno dei fenomeni attraverso i quali l’identità individuale e quella comunitaria nascono e crescono. Gli uomini costruiscono un paesaggio e quel paesaggio, a sua volta, li “costruisce”, parafrasando una celebre frase di Winston Churchill. Una costruzione reciproca, stratificata, diacronica, che affonda le radici nei secoli della storia umana e che emerge nell’evidenza delle forme dell’aperto e nelle tradizioni dei popoli. Questa relazione esplode con tutta la sua forza all’interno di specifici luoghi del territorio che, per esposizione o per composizione morfologica dell’intorno, sono stati codificati nel loro uso dall’uomo, diventando i punti in cui la coscienza umana ed il mistero dell’ambiente, si toccano. Sono i «belvedere», ovvero quei luoghi dai quali l’uomo ammira il contesto che sta attraversando. E dai quali contempla – come in uno specchio – la propria condizione umana.

L’obiettivo di queste pagine è quello di rendere un omaggio ai belvedere dai quali, fin dalla notte dei tempi, l’uomo si confronta con il paesaggio circostante, e al ruolo che il belvedere ha dentro la maturazione dell’emozione paesaggistica dell’animo umano. L’indagine percorre l’itinerario geografico del bacino idrografico del fiume Adige, nell’ambito della provincia di Trento. Le fotografie di Paolo Sandri accompagnano il lettore in un percorso ideale che mette in evidenza i punti focali dei belvedere presenti lungo i solchi vallivi, nelle piane, sugli affacci del sistema morfologico trentino. Si tratta di punti di origine naturale o di matrice antropica collocati a volte nel fondovalle e a volte lungo le pendici: la selezione delle immagini cerca di contemplare sia il bisogno di descrivere tutto lo sviluppo del territorio indagato, sia l’originalità e la peculiarità dei punti di osservazione.